
Roma, 14 novembre – Una t-shirt bianca con su scritto “No alla tessera del tifoso”, e sul verso il credo che li muove : “Se i ragazzi sono uniti non saranno mai sconfitti”; nessuna sciarpa o vessillo di parte. Così oltre 300 ultras di tifoserie di calcio provenienti da tutta Italia si sono presentati a Roma per manifestare contro la “tessera del tifoso”, il provvedimento che introduce, dal 2010, lo strumento indispensabile per la regolamentazione di accesso agli stadi.
Juventus, Inter, Lazio, Roma, ma anche Latina, Frosinone, Fano, Casarano, Gubbio, Fermo. Da nord a sud, “divisi dai colori, uniti dal pensiero” – come recitava uno dei tanti striscioni – le migliaia di tifosi (5000 secondo le forze dell’ordine) hanno sfilato per le vie del centro di Roma a partire da piazza dell’Esquilino, passando per via Cavour, Fori Imperiali, Colosseo e Circo Massimo, fino alla Bocca della Verità, scortati dalle forze di polizia e rigorosamente guidati dal servizio d’ordine della manifestazione.
Chi si aspettava incidenti e tafferugli è rimasto sorpreso. Gli organizzatori avevano raccomandato con un volantino di non rilasciare dichiarazioni alla stampa e di attenersi solo ai cori lanciati dal megafono. E così è stato: tanta rabbia nelle urla dei manifestanti e qualche fumogeno, ma nulla più (solo qualche momento di tensione in via Cavour, subito sedato, quando alcuni fotoreporter e telecamere hanno tentato di uscire dagli spazi “consentiti” per le riprese).

Bersagli preferiti le forze dell’ordine, i giornalisti, il ministro dell’Interno Roberto Maroni e l’agente della polizia Luigi Spaccarotella, omicida del tifoso laziale Gabriele Sandri. Proprio il ragazzo romano ucciso l’11 novembre di due anni fa nell’area di servizio Badia al Pino è stato invece sostenuto a gran voce dai manifestanti: “Giustizia per Gabriele” e “Gabriele uno di noi” le grida scandite. Cori anche a favore di Stefano Cucchi, il ragazzo romano morto in nella sezione detentiva dell’ospedale Sandro Pertini lo scorso 22 ottobre.
Tra i partecipanti anche il delegato allo sport del Comune di Roma Alessandro Cochi, e l’ex deputato Paolo Cento. “La tessera del tifoso è una schedatura di massa che allontana le famiglie dallo stadio – ha detto Cento – . Dobbiamo riportare le famiglie allo stadio e valorizzare la passione popolare; le curve sono un antidoto alla violenza se possono tornare a fare il tifo per la propria squadra. Governo e Parlamento devono aprire un dialogo con questa realtà di tifosi”. “Il clima è sereno – ha aggiunto Lorenzo Contucci, avvocato penalista che segue le cause degli Ultras -, l’importante è che tutto sia filato liscio, nonostante la rabbia e il clima di esasperazione”.
Giunti in piazza della Bocca della Verità, i tifosi hanno fatto sentire ancor più forte la loro voce. Le richieste: in primis la riforma dell’articolo 9 della legge Amato (legge n. 41 del 2007), che istituisce una sorta di diffida a vita e che impone a chi ha ricevuto un Daspo o una condanna il divieto di accesso allo stadio; poi il ritorno di tamburi, megafoni e striscioni negli stadi. Dalle curve il “no” alla tessera del tifoso è sceso in piazza: ora la “palla” passa nelle mani delle Istituzioni.
di Stefano Santini per Goal.com


Bevo è un centrale di quantità e qualità, un uomo fortemente voluto dal diesse Luca Evangelisti che già domenica scorsa contro la Giacomense è riuscito a dare il suo apporto. Una presenza importante in un reparto e per una rosa ridotta dopo i lunghi infortuni e le rescissioni contrattuali di Cioffi e Ludovisi. Certamente un riferimento di spessore per Pino Di Meo che dopo l’ okay della Lega subito usato e gettato nella mischia Vincenzo Bevo alla prima occasione possibile: “E’ andata molto bene, con la squadra mi sono trovato ottimamente fin dai primi momenti e abbiamo ottenuto una vittoria strameritata anche se, alla fine, qualche episodio ci stava condannando. Abbiamo sofferto tutti insieme e siamo riusciti a portare a casa i tre punti.” Si annunciava un Pro Vasto trasformato e così è stato: Bevo ha preso per mano la squadra e l’ha fatta girare come si deve. Gioco di prima che ha messo in seria difficoltà la fase difensiva della Giacomense. Stesse difficoltà per la squadra avversaria quando partivano i millimetrici lanci che tagliavano fuori dall’azione più di un giocatore. Era proprio quello che Bevo si augurava per la sua prima partita: “Sono venuto qui con tanto entusiasmo e voglia di fare bene. Ho un grosso debito con chi mi ha portato qu (Evangelisti, ndr) i e ora devo ripagare la fiducia che mi è stata concessa. Vedo tutti i presupposti per una grande stagione qui al Pro Vasto.”
Nelle parole di Bevo non traspare assolutamente il pensiero di dover attaccare gli scarpini al chiodo, tant’è che la risposta sul “cosa fare da grandi” è piuttosto confusa: “Fare l’allenatore non è una mia aspirazione, mi vedo più come direttore sportivo e osservatore, insomma nei quadri dirigenziali. Ma ho ancora qualche sassolino da togliermi.” A questo punto la domanda a Bevo viene spontanea: quali sassolini? “Sono stati tre mesi senza squadra e non è facile stare a casa o comunque allenarsi senza avere in testa l’evento agonistico. Adesso non so se per motivi economici o per la carta d’identità ma ad un certo punto mi sono sentito dimenticato da tutti. La chiamata di Evangelisti è stata fondamentale, già lo conoscevo per averci lavorato insieme quattro anni fa. E’stato il più concreto ad interessarsi a me.”

di Piero Barbaro per “
Nell’ultimo fine settimana continua la maledizione di Biella e coach Bechi che già l’anno scorso, nei quarti di play off, aveva messo fine con netto anticipo alla stagione dei capitolini. Senza Hutson influenzato e i lungodegenti Vitali e Datome, si aggiunge alla
Niente giudizi sommari ma ancora solo sospesi per la stagione virtussina capitolina che aspetta di riabbracciare Datome, ad un passo dal rientro, e soprattutto Vitali che potrebbe mettere da parte le varie sostanze miscelate dal dottor Jekyll, evitare di ottenere quella pozione dagli effetti straordinari per non mostrare più questa preoccupante “seconda natura” del basket romano.


