14 Novembre 2009

BARBAPRESS/ “Divisi dai colori, uniti dal pensiero”: ultras contro la tessera del tifoso! FOTO E VIDEO

La manifestazione contro la tessera del tifoso

Roma, 14 novembre – Una t-shirt bianca con su scritto “No alla tessera del tifoso”, e sul verso il credo che li muove : “Se i ragazzi sono uniti non saranno mai sconfitti”; nessuna sciarpa o vessillo di parte. Così oltre 300 ultras di tifoserie di calcio provenienti da tutta Italia si sono presentati a Roma per manifestare contro la “tessera del tifoso”, il provvedimento che introduce, dal 2010, lo strumento indispensabile per la regolamentazione di accesso agli stadi.

Juventus, Inter, Lazio, Roma, ma anche Latina, Frosinone, Fano, Casarano, Gubbio, Fermo. Da nord a sud, “divisi dai colori, uniti dal pensiero” – come recitava uno dei tanti striscioni – le migliaia di tifosi (5000 secondo le forze dell’ordine) hanno sfilato per le vie del centro di Roma a partire da piazza dell’Esquilino, passando per via Cavour, Fori Imperiali, Colosseo e Circo Massimo, fino alla Bocca della Verità, scortati dalle forze di polizia e rigorosamente guidati dal servizio d’ordine della manifestazione.

Chi si aspettava incidenti e tafferugli è rimasto sorpreso. Gli organizzatori avevano raccomandato con un volantino di non rilasciare dichiarazioni alla stampa e di attenersi solo ai cori lanciati dal megafono. E così è stato: tanta rabbia nelle urla dei manifestanti e qualche fumogeno, ma nulla più (solo qualche momento di tensione in via Cavour, subito sedato, quando alcuni fotoreporter e telecamere hanno tentato di uscire dagli spazi “consentiti” per le riprese).

La manifestazione contro la tessera del tifoso.bis

Bersagli preferiti le forze dell’ordine, i giornalisti, il ministro dell’Interno Roberto Maroni e l’agente della polizia Luigi Spaccarotella, omicida del tifoso laziale Gabriele Sandri. Proprio il ragazzo romano ucciso l’11 novembre di due anni fa nell’area di servizio Badia al Pino è stato invece sostenuto a gran voce dai manifestanti: “Giustizia per Gabriele” e “Gabriele uno di noi” le grida scandite. Cori anche a favore di Stefano Cucchi, il ragazzo romano morto in nella sezione detentiva dell’ospedale Sandro Pertini lo scorso 22 ottobre.

Tra i partecipanti anche il delegato allo sport del Comune di Roma Alessandro Cochi, e l’ex deputato Paolo Cento. “La tessera del tifoso è una schedatura di massa che allontana le famiglie dallo stadio – ha detto Cento – . Dobbiamo riportare le famiglie allo stadio e valorizzare la passione popolare; le curve sono un antidoto alla violenza se possono tornare a fare il tifo per la propria squadra. Governo e Parlamento devono aprire un dialogo con questa realtà di tifosi”. “Il clima è sereno – ha aggiunto Lorenzo Contucci, avvocato penalista che segue le cause degli Ultras -, l’importante è che tutto sia filato liscio, nonostante la rabbia e il clima di esasperazione”.

Giunti in piazza della Bocca della Verità, i tifosi hanno fatto sentire ancor più forte la loro voce. Le richieste: in primis la riforma dell’articolo 9 della legge Amato (legge n. 41 del 2007), che istituisce una sorta di diffida a vita e che impone a chi ha ricevuto un Daspo o una condanna il divieto di accesso allo stadio; poi il ritorno di tamburi, megafoni e striscioni negli stadi. Dalle curve il “no” alla tessera del tifoso è sceso in piazza: ora la “palla” passa nelle mani delle Istituzioni.

logo-goalcomdi Stefano Santini per Goal.com

12 Novembre 2009

BARBAPRESS/ Lega Pro: l’amuleto Vincenzo Bevo per salvare il Pro Vasto

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di Piero Barbaro per “Professione Calcio

Vasto (Ch) – Il talismano del Pro Vasto Football Club. Chissà se sarà questo il nuovo ruolo di Vincenzo Bevo nella storica squadra abruzzese nella Seconda Divisione della Lega Pro. Scherzi a parte, è lui il nuovo elemento di esperienza arrivato la scorsa settimana alla Pro Vasto. Classe ‘75, una lunghissima esperienza in C ed in B, il curriculum di Bevo lascia già capire che tipo di giocatore sia: le maglie di Taranto, Cagliari, Salernitana, Palermo, Potenza, Catanzaro e Pisa non sono state indossate per caso. L’anno scorso, poi, la rapida storia finita male con il Messina in Serie D per contribuire al rilancio ma conclusasi negli studi degli avvocati a causa di inadempienze della società peloritana.

Bevo è un centrale di quantità e qualità, un uomo fortemente voluto dal diesse Luca Evangelisti che già domenica scorsa contro la Giacomense è riuscito a dare il suo apporto. Una presenza importante in un reparto e per una rosa ridotta dopo i lunghi infortuni e le rescissioni contrattuali di Cioffi e Ludovisi. Certamente un riferimento di spessore per Pino Di Meo che dopo l’ okay della Lega subito usato e gettato nella mischia Vincenzo Bevo alla prima occasione possibile: “E’ andata molto bene, con la squadra mi sono trovato ottimamente fin dai primi momenti e abbiamo ottenuto una vittoria strameritata anche se, alla fine, qualche episodio ci stava condannando. Abbiamo sofferto tutti insieme e siamo riusciti a portare a casa i tre punti.” Si annunciava un Pro Vasto trasformato e così è stato: Bevo ha preso per mano la squadra e l’ha fatta girare come si deve. Gioco di prima che ha messo in seria difficoltà la fase difensiva della Giacomense. Stesse difficoltà per la squadra avversaria quando partivano i millimetrici lanci che tagliavano fuori dall’azione più di un giocatore. Era proprio quello che Bevo si augurava per la sua prima partita: “Sono venuto qui con tanto entusiasmo e voglia di fare bene. Ho un grosso debito con chi mi ha portato qu (Evangelisti, ndr) i e ora devo ripagare la fiducia che mi è stata concessa. Vedo tutti i presupposti per una grande stagione qui al Pro Vasto.

Una grande stagione che per la squadra abruzzese deve coincidere con la salvezza dopo la partenza ad handicap che ha sorpreso lo stesso Bevo: “Oltre che per il glorioso nome che porta come squadra calcistica, per come si allena e per le idee che ha il mister non pensavo di trovare una squadra all’ultimo posto in classifica. Questo gruppo ha tanta qualità ma gli stessi compagni mi dicevano che non riuscivano mai ad ottenere risultati soddisfacenti anche per un pizzico di sfortuna eccessiva.” Una carriera, come detto, piena di esperienze e di soddisfazioni per il trentacinquenne centrocampista che adesso ha un unico obiettivo in testa: “Voglio salvarmi con il Pro Vasto e poi vedremo se ci sarà la possibilità di togliersi qualche altra soddisfazione. Ora la mia prima ambizione è costruire quel qualcosa che mi faccia ripagare appieno la fiducia di chi mi ha portato qua.

Nelle parole di Bevo non traspare assolutamente il pensiero di dover attaccare gli scarpini al chiodo, tant’è che la risposta sul “cosa fare da grandi” è piuttosto confusa: “Fare l’allenatore non è una mia aspirazione, mi vedo più come direttore sportivo e osservatore, insomma nei quadri dirigenziali. Ma ho ancora qualche sassolino da togliermi.” A questo punto la domanda a Bevo viene spontanea: quali sassolini? “Sono stati tre mesi senza squadra e non è facile stare a casa o comunque allenarsi senza avere in testa l’evento agonistico. Adesso non so se per motivi economici o per la carta d’identità ma ad un certo punto mi sono sentito dimenticato da tutti. La chiamata di Evangelisti è stata fondamentale, già lo conoscevo per averci lavorato insieme quattro anni fa. E’stato il più concreto ad interessarsi a me.

11 Novembre 2009

BARBAPRESS/ Basket: Virtus Roma, è Vitali l’anti dottor Jekyll?

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basketground-logodi Piero Barbaro per “Basket Ground

Roma – Ed eccola qua. Torna ancora alla ribalta la più celebre opera di Robert Luis Stevenson, il romanzo “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde”. La nuova evocazione è più che legittima dopo la terza sconfitta in campionato (seconda tra le mura del Palalottomatica) su cinque partite della Virtus Roma di coach Gentile. Una vera e propria scissione di personalità dopo le positive e importanti gare di Eurolega tra cui anche l’ultima vittoria di personalità ad Atene contro il Maroussi.

Nell’ultimo fine settimana continua la maledizione di Biella e coach Bechi che già l’anno scorso, nei quarti di play off, aveva messo fine con netto anticipo alla stagione dei capitolini. Senza Hutson influenzato e i lungodegenti Vitali e Datome, si aggiunge alla lista degli assenti Angelo Gigli che nella gara contro Aradori e compagni riporta una distorsione del ginocchio sinistro che tra bendaggi e trattamenti fisioterapici terrà fuori il giocatore romano per almeno un mesetto.

Scissione di personalità o crisi d’identità? La squadra romana quando non riesce a correre e a mettere la giusta intensità nella gara, va troppo spesso in difficoltà mostrando poche idee contro le difese avversarie schierate. Anche il tanto celebrato Jaaber non riesce a fare tutto, tra i compiti di regia e quelli anche di guardia tiratrice molte volte perde la lucidità e per estrema generosità è la causa di parziali pesanti delle squadre avversarie.

Niente giudizi sommari ma ancora solo sospesi per la stagione virtussina capitolina che aspetta di riabbracciare Datome, ad un passo dal rientro, e soprattutto Vitali che potrebbe mettere da parte le varie sostanze miscelate dal dottor Jekyll, evitare di ottenere quella pozione dagli effetti straordinari per non mostrare più questa preoccupante “seconda natura” del basket romano.

9 Novembre 2009

Il Barbapress sostiene la manifestazione nazionale “No alla tessera del tifoso”

Manifestazione Nazionale "No alla tessere del tifoso"

6 Novembre 2009

Il Barbapress sostiene Aldo Grasso: “Caressa, telecronista che si dà troppi ruoli”

Chissà, il freddo di Kiev o la pazzia dell’Inter: al secondo gol dei nerazzurri, l’immaginifico Fabio Caressa ha sciolto un dubbio che ci attanagliava: «Pensavo che c’avesse messo un vetro davanti al la porta». Non è chiaro chi fosse il vetrinista ma l’immagine è abbastanza eloquente. Il secondo tempo di Di namo- Inter ha visto l’ingresso in campo del dodicesimo gio catore, nelle vesti di Caressa Fabio.

Ha urlato con tutto il fiato che aveva in gola, ha via via sostituito l’allenatore nel dettare i cambi, l’arbitro nell’asse gnare i falli, i giocatori nel tira re in porta, i tifosi nell’incitare la squadra. Forse troppe parti in commedia per il ruolo di tele cronista. Siamo stati i primi a sottoli neare come le telecronache Sky avessero fatto fare un salto im portante a questa singolare pratica retorica (altrove sono anco ra alla tv in bianco e nero). Sia mo stati i primi a tessere l’elo gio di Caressa e di una formida bile squadra di «voci tecniche» (Bergomi, Marcheggiani, Di Gennaro su tutti). Ma l’impressione attuale è che a capo della redazione sportiva non ci sia più una persona in grado di indirizzare la crescita dei telecronisti, frenarne la deriva narcisi stica.

La sera prima Maurizio Compagnoni non ha smesso un solo attimo di gridare ed enfatizzare anche la più scontata azione del Milan. E non parliamo della rubrica sui gol internazionali che conducono Caressa e Stefa no De Grandis: sembrano due guitti da avanspettacolo. E che dire di Alessandro Bonan che ormai è una recita continua? L’impressione è che il giocattolo rischi di rompersi, che ognuno pensi soltanto a costruire il proprio personaggio (gli incipit paraletterari, i tormentoni, le frasi fatte…) e non si curi più del proprio ruolo e degli aspetti tecnici dell’evento.

P.S. Ma se poi in Rai ci sono Bartoletti e Zazzeroni, Sky tutta la vita!

fonte: corriere.it

31 Ottobre 2009

BARBAPRESS/ Uno Mattina: “Gli avanzi degli avanzi” di Guido Barlozzetti

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Ragazzi, donne, fusi orari, Michael Moore, il presidente Chavez e l’ammiraglio Horatio Nelson. I ragazzi sono quelli di Michael Haneke e del film “Il nastro bianco” con cui ha vinto la Palma al festival di Cannes. Vivono nella Prussia del 1913, sono apparentemente irreprensibili ma dentro covano germi patogeni che daranno frutti sinistri qualche decennio dopo. Qualcuno ricorda “L’uovo di serpente” di Ingmar Bergman? Un pre-nazie movie. Andatelo a vedere.

Altri boys studiano nel libro “Cuore” di Edmondo De Amicis. Due studiosi, Pino Boero e Giovanni Genovese, sono saltati fuori a dire che in quelle pagine abbonderebbe il sadismo e che un testo considerato da sempre destinato ai ragazzi sarebbe invece pernicioso per la loro educazione. Intanto (ri)lreggiamolo e magari scopriremo che, come ha da essere, dentro il muscolo cardiaco si annida la quota necessaria di fiele individuale e collettivo.

Le donne lavorano più degli uomini. Lo dice una ricerca che quantifica le ore in più (1.7) e calcola addirittura che nel corso di una vita il surplus rispetto ai maschi ammonterebbe a tre anni e tre mesi. Riflettere.

C’è anche chi sta pensando di riorganizzare completamente l’orologio della Russia. Visto che il territorio della nazione si estende dal Baltico a Vladivostok e si suddivide in undici fusi orari, un deputato della Duma ha proposto di ridurli a quattro. Ma, si sono alzati a contestare medici e psicologi, la revisione farebbe male al corpo e alla psiche. Che facciamo, li cambiamo o no questi bioritmi?

Dialogo memorabile tra Michael Moore/”Capitalism a love story” e il presidente venezuelano Hugo Chavez. “Sei un ubriacone” spara Michael, “E tu un bugiardo” replica Hugo. Moore, al solito iconoclasta, svela il back di una notte veneziana (era il tempo della Mostra del Cinema..) passata con il presidente tra drink abbondanti e discorsi da scrivere. Ma Hugo non gradisce e smentisce. Estroversioni conflittuali. Narcisismi primari di divi del cinema e della politica.. Gossip, lettino dell’analista o un destino?

Infine, l’ammiraglio Nelson. La Navy di Sua Maestà apre gli archivi e tira fuori i diari di bordo di un paio di secoli fa. Leggiamo, così, le cronache di ogni giorno su vascelli e brigantini. A cominciare da quelli di Horatio: scopriamo un superman, capace di farsi amputare il braccio colpito da un moschetto francese e di salire mezzora dopo sulla plancia per dare gli ordini della vittoria. God save the Queen.  Sempre!?

Fateci sapere. Commentate, cestinate, togliete o aggiungete. Buona giornata.

GuidoB per “Uno Mattina” del 29/10/2009