
La piu’ famosa restera’ la “Mano de Dios” con cui Diego Armando Maradona si fece beffa dell’Inghilterra ai Mondiali di Messico ‘86 ma la mano “galeotta” con cui Thierry Henry ha messo lo zampino nel pari della Francia contro l’Irlanda non e’ che l’ultimo capitolo di una storia che parte da lontano.
Di mani ‘fuori posto’ che, non viste dall’arbitro, hanno poi deciso partite e destini di squadre il calcio ne ha viste tante. La piu’ importante, si diceva sopra, resta quella di Maradona, che poi si fece ‘perdonare’ siglando il 2-0 sugli inglesi con quello che e’ stato definito “il gol del secolo”, ma prima dell’ex Pibe de Oro ci fu Joe Jordan, attaccante scozzese che in Italia ha vestito le maglie di Milan e Verona, che nella partita di qualificazione ai Mondiali del ‘78 inganno’ l’arbitro toccando lui la palla con la mano in area gallese. Il direttore di gara, credendo che fosse stato un avversario, assegno’ il rigore alla Scozia, che poi vinse e stacco’ il biglietto per la Coppa a spese proprio del Galles. Nel 1990, invece, nel ritorno della semifinale di Coppa dei Campioni tra Benfica e Marsiglia, l’angolano Vata Matanu Garcia, su azione da corner, devio’ la palla in rete con la mano, i lusitani vinsero 1-0 e ribaltarono cosi’ l’1-2 dell’andata, conquistando l’accesso alla finale persa poi contro il Milan.
Che Maradona abbia fatto scuola lo dimostrano poi Lionel Messi e Sergio Aguero. La Pulce, che lo stesso ct dell’Argentina ha designato come suo erede, e’ stato all’altezza del maestro in un derby tra Barcellona ed Espanyol del 2007, beffando i cugini con una deviazione di mano su cross di Zambrotta, mentre un anno prima il Kun, su un colpo di testa dell’allora compagno di squadra Fernando Torres, porto’ in vantaggio l’Atletico Madrid contro il Recreativo con un tocco di mano sotto porta. Prima di loro, sul palcoscenico della Champions League, tocco’ a Raul ripercorrere le orme di Maradona, siglando con la mano la rete del 3-2 sul Leeds che valse al Real il primato nel girone anche se poi l’attaccante venne squalificato per una giornata e multato.
Anche in Italia di ”mano di Dio” ne abbiamo viste, una su tutte quella di Milan Rapajc in un Napoli-Perugia della stagione ‘96-97 che regalo’ agli umbri il pareggio, mentre sono piu’ recenti quelle di Gilardino in Palermo-Fiorentina dell’ottobre 2008 (l’attaccante viola e’ stato poi squalificato due giornate) e di Adriano nel derby vinto dall’Inter lo scorso febbraio.
Certo, non sempre la “mano” passa inosservata, vedi la finale di Supercoppa Europea tra Manchester United e Zenit dello scorso anno. Paul Scholes provo’ a ingannare l’arbitro siglando il 2-2 ma quello che ottenne fu solo il secondo giallo e la conseguente espulsione. Ieri, invece, Henry l’ha fatta franca, controllando furbescamente il pallone che poi Gallas ha trasformato nell’1-1 regalando il pass mondiale alla Francia. Gli irlandesi sono furiosi, se puo’ essere loro di consolazione pero’, sono in buona compagnia.
di Giorgio La Bruzzo per Italpress


![L'azione del gol legnanese [foto Alberto Gallo - www.statistichelilla.it]](http://www.statistichelilla.it/aaa-CRa-1-0.jpg)



di Stefano Santini per
Bevo è un centrale di quantità e qualità, un uomo fortemente voluto dal diesse Luca Evangelisti che già domenica scorsa contro la Giacomense è riuscito a dare il suo apporto. Una presenza importante in un reparto e per una rosa ridotta dopo i lunghi infortuni e le rescissioni contrattuali di Cioffi e Ludovisi. Certamente un riferimento di spessore per Pino Di Meo che dopo l’ okay della Lega subito usato e gettato nella mischia Vincenzo Bevo alla prima occasione possibile: “E’ andata molto bene, con la squadra mi sono trovato ottimamente fin dai primi momenti e abbiamo ottenuto una vittoria strameritata anche se, alla fine, qualche episodio ci stava condannando. Abbiamo sofferto tutti insieme e siamo riusciti a portare a casa i tre punti.” Si annunciava un Pro Vasto trasformato e così è stato: Bevo ha preso per mano la squadra e l’ha fatta girare come si deve. Gioco di prima che ha messo in seria difficoltà la fase difensiva della Giacomense. Stesse difficoltà per la squadra avversaria quando partivano i millimetrici lanci che tagliavano fuori dall’azione più di un giocatore. Era proprio quello che Bevo si augurava per la sua prima partita: “Sono venuto qui con tanto entusiasmo e voglia di fare bene. Ho un grosso debito con chi mi ha portato qu (Evangelisti, ndr) i e ora devo ripagare la fiducia che mi è stata concessa. Vedo tutti i presupposti per una grande stagione qui al Pro Vasto.”
Nelle parole di Bevo non traspare assolutamente il pensiero di dover attaccare gli scarpini al chiodo, tant’è che la risposta sul “cosa fare da grandi” è piuttosto confusa: “Fare l’allenatore non è una mia aspirazione, mi vedo più come direttore sportivo e osservatore, insomma nei quadri dirigenziali. Ma ho ancora qualche sassolino da togliermi.” A questo punto la domanda a Bevo viene spontanea: quali sassolini? “Sono stati tre mesi senza squadra e non è facile stare a casa o comunque allenarsi senza avere in testa l’evento agonistico. Adesso non so se per motivi economici o per la carta d’identità ma ad un certo punto mi sono sentito dimenticato da tutti. La chiamata di Evangelisti è stata fondamentale, già lo conoscevo per averci lavorato insieme quattro anni fa. E’stato il più concreto ad interessarsi a me.”

di Piero Barbaro per “
Nell’ultimo fine settimana continua la maledizione di Biella e coach Bechi che già l’anno scorso, nei quarti di play off, aveva messo fine con netto anticipo alla stagione dei capitolini. Senza Hutson influenzato e i lungodegenti Vitali e Datome, si aggiunge alla
Niente giudizi sommari ma ancora solo sospesi per la stagione virtussina capitolina che aspetta di riabbracciare Datome, ad un passo dal rientro, e soprattutto Vitali che potrebbe mettere da parte le varie sostanze miscelate dal dottor Jekyll, evitare di ottenere quella pozione dagli effetti straordinari per non mostrare più questa preoccupante “seconda natura” del basket romano.
