BARBAPRESS/ Doping nel calcio, da Maradona a Carrozzieri

(DIRE) Roma, 23 apr. – Da Maradona a Carrozzieri, la lunga striscia della coca nel pallone. Sempre lì, nascosta nelle ricche vite private dei calciatori. Stavolta rispunta nelle analisi del difensore del Palermo: benzoilecgonina. Nome scientifico per un metabolita della sostanza dello «sballo», doping per la Wada, ma mica tanto per gli assuntori. Una droga, punto e basta. Che unisce campioni strapagati e piccole stellette delle serie minori, come tanti puntini di un triste percorso.

Nel mondo del calcio la vittima più famosa è stata certamente Diego Armando Maradona, che nel 1992 prese un anno e tre mesi di squalifica dopo essere stato sospeso a lungo in via cautelare in seguito alla positività riscontrata in Napoli-Bari del 17 marzo 1991. L’inizio della fine. Maradona tornò infatti a giocare, ma ai Mondiali del 1994 venne trovato ancora positivo, stavolta per efedrina. Ancora una squalifica, un altro ritorno, ma nel 1997 una nuova positività alla cocaina. E l’addio definitivo.

Un anno di squalifica è toccato invece ad Edoardo Bortolotti del Brescia che il 28 aprile 1991 era risultato positivo in un Brescia-Modena. La sua storia è finita tragicamente quattro anni dopo: Bortolotti si è infatti suicidato gettandosi da un balcone. Tredici mesi per Claudio Caniggia il 22 aprile 1993, quando giocava con la Roma, per la positività emersa il 21 marzo. In Italia, poi, si ricordano anche i casi di Igor Shalimov nel 1999 e quello di Adrian Mutu, sospeso per 7 mesi dalla federazione inglese nel 2004 e licenziato dal Chelsea proprio per cocaina prima di approdare alla Juventus, oltre a un altro di quest’anno, quello di Nicholas Caglioni, portiere del Messina.

Il Chelsea, all’estero, ha visto anche il caso del portiere Mark Bosnich, mentre l’allenatore tedesco Christoph Daum per colpa della cocaina perse la panchina della Germania. Gli ultimi in ordine temporale, Francesco Flachi, da poco tornato al gol dopo 16 mesi di squalifica, ma anche Jonathan Bachini, trovato positivo alla cocaina per due volte e squalificato a vita (radiazione confermata dalla Caf). E poi ancora Angelo Pagotto, squalificato per otto anni dopo una doppia positività.

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