BARBAPRESS/ Da Fusoradio: “L’Aquila? Una città agibile ma non abitabile”

Fulvio Giuliani è un abitante de L’Aquila, anzi era, fino al 6 aprile scorso. Ora è ad Alba Adriatica, sulla costa teramana, come tanti altri che in seguito al terremoto di quel lunedì hanno scelto di allontanarsi da casa. Qual è la sua quotidianità della sua nuova condizione? In un’intervista radiofonica rilasciata alla web radio Fusoradio, nelle parole del giovane ragazzo non c’è nessun tipo di richiesta di aiuto o di assistenzialismo statale. Fermezza, piuttosto. Fulvio è una voce di quelle che in queste occasioni si sentono poco. Difficilmente una delle sue affermazioni farà notizia, di per sé.

Capitolo Primo: le verifiche.Sono state fatte quasi subito ma le case peggiorano di giorno in giorno” (lo sciame sismico non si è tuttora interrotto). Fulvio ha subito danni “molto limitati” alla sua casa de L’Aquila, molto più seri invece per quanto riguarda quella in montagna. Ma come si svolge la procedura di verifica dei danni? “La verifica tende a stabilire l’agibilità della casa, è prevista una graduatoria” (va dall’agibilità alla demolizione e al crollo totale, ndr); e tuttavia “la casa è agibile, però non è abitabile: da tutte le parti manca il gas, in molte zone manca l’elettricità e in altre anche l’acqua corrente”. Insomma, “se tu entri in un immobile e poi devi andare a prendere l’acqua in una tendopoli, va da sé che diventa molto complicato”.

Capitolo secondo: le istituzioni.Credo che non sia successo mai che i centri decisionali siano stati colpiti per primi [da un sisma]: siamo senza Municipio, Prefettura, Rettorato (…). Col tempo ci si è organizzati col passaparola, con la solidarietà. Credo che l’effetto che si abbia dall’esterno è che tutto sia stato affrontato in maniera tempestiva, tutte le misure già prese e le soluzioni individuate, mentre la nostra realtà è molto diversa: viviamo nella precarietà, non si riesce a programmare per più di una settimana”.

Capitolo terzo: le promesse (mantenute a metà). “Si parla di interventi di indennizzo a favore esclusivamente dei residenti (…), ma molti hanno conservato la residenza nei comuni in cui erano nati, per un motivo affettivo, il che comporta un’impossibilità burocratica di ottenerli”. Quello che colpisce è “la situazione di disparità rispetto ai terremoti che colpirono l’Irpinia e il Friuli”: i risarcimenti furono integrali e non in base a cifre prestabilite. Ad oggi si sente parlare di 150mila euro.

Ultimo capitolo: New Town?L’Aquila è una delle 22 città d’arte d’Italia, in centro ci sono immobili privati sottoposti a vincolo del Ministero dei Beni Culturali, per cui devono essere conservati e sistemati secondo criteri, e nessuno si può far carico di queste situazioni”. Delusione o addirittura dissenso e voglia di difendere la città?Le direzioni che sta prendendo questo intervento non soddisfano nessuno, non c’è un movimento d’opinione, ma dissenso diffuso: ci sono dei monumenti e dei valori che sentivamo come nostri e che sono di interesse collettivo. Ci preoccupa molto che le autorità locali (provincia, sindaco, protezione civile regionale) siano state totalmente esautorate anche dall’esprimere solo un parere. Siamo consapevoli che il G8 ci darà un po’ di visibilità, ma una volta spenti i riflettori, a luglio, se qualcuno avrà ancora la possibilità di poterci dare un aiuto a rimettere le cose così com’erano ben venga, ma se così non fosse chi è arrivato può tornarsene da dove è venuto”.

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Le parole di Fulvio sono nette e ferme. Con lo stesso tono affronta l’intervista anche nella parte finale dell’intervista, quella dedicata alla ricostruzione: “Ce la faremo anche da soli: invece di 5 ci vorranno 15, 20 o 25 anni, ma è comune la convinzione che le cose debbano tornare com’erano. Università, fabbriche, unità produttive. Nel solo centro storico c’erano ottomila esercizi commerciali o professionali che vogliono ricominciare, ma la loro idea è di tornare. Vorremmo che il coinvolgimento delle istituzioni locali fosse più attivo, che a loro fossero demandate le soluzioni per un problema locale”.

Il podcast dell’intervista
www.fusoradio.net
http://blog.fusoradio.net

Piero Barbaro per “La Voce d’Italia” del 15/05/09

piero.barbaro@voceditalia.it

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1 Commento

Archiviato in Attualità, Cronaca

Una risposta a “BARBAPRESS/ Da Fusoradio: “L’Aquila? Una città agibile ma non abitabile”

  1. cari amici,

    se verranno fatte delle indagini fatte bene e non con i piedi, ci accorgeremo di chi ha costruito le sedi governative, oivvero palazzo del governo etc. si evice che nelle fondamenta di tali immobili si sia risparmiato sull’uso dei materiali, calcestruzzo, con più sabbia del dovuto, ferro, ovvero putrelle in meno.. ma la spesa finale anziché fare risparmiare lo stato, ha fatto lievitare i costi del 1oo%, minimo… indi possiamo dire che bisognerebbe chiamare in causa per disastro colposo la mafia, ndangheta e camorra. no? allora le vittime del terremoto, non avranno mai giustizia.

    ethan lesath

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