BARBAPRESS/ Kakà: l’impotenza e il rancore dei milanisti

Kaka è a un passo dal Real Madrid: questa volta però il fatto e’ diverso. E’ come se si assistesse, impotenti, a una grande svolta. La grandeur milanista e’ conclusa. Lo stile di una squadra che e’ diventata “grande” con Andrea Rizzoli negli anni Cinquanta, che e’ caduta rovinosamente negli anni Ottanta, che e’ risorta ancora piu’ grande con l’arrivo di Berlusconi, cede un suo giocatore-simbolo, una “bandiera”, per la prima volta nella sua storia. E non vende Kaka a una squadra emergente, ma alla sua diretta concorrente in Europa: il Real Madrid ha vinto nove Champions League, il Milan sette. Gli altri sono tutti a debita distanza. Questo non era mai capitato, neppure nei momenti piu’ cupi della storia del Milan. Ci fu contestazione quando l’uruguagio Juan Alberto Schiaffino fu venduto. Ma si sapeva che era agli “sgoccioli” della sua carriera. Due avventurosi e discussi presidenti del Milan, Albino Buticchi e Giussi Farina, preferirono riservarsi una “fine non gloriosa” piuttosto che vendere due “bandiere”: Gianni Rivera prima e Franco Baresi dopo.

Questa volta invece e’ come se si stracciasse all’improvviso una tradizione, un patto tacito e non scritto. L’imbarazzo della stessa societa’ Milan e’ tale che, ieri mattina, nessuno ha avuto il coraggio di rispondere ai giornalisti davanti alla sede di via Turati. Filippo Galli non ha parlato a microfoni, registratori e telefonini. Franco Baresi e’ scattato via. Daniele Massaro rispondeva: “Fatemi una domanda di riserva”. Ma la domanda era molto semplice: come sara’ il Milan senza Kaka? In realta’ l’impotenza e il silenzio, nascondono semplicemente la presa di coscienza che la realta’ economica e finanziaria del nostro calcio e’ ormai, rispetto all’Europa calcistica che conta, Inghilterra e Spagna in primo luogo, una zona di “serie B”. L’elenco dei problemi del calcio italiano e’ lungo e ormai infinito. C’e’ il problema della fiscalita’ onerosa, impossibile da sostenere. C’e’ il problema dei diritti televisivi gestiti con un ritardo di venti anni. C’e’ il problema degli stadi che non sono di proprieta’ delle societa’ di calcio. C’e’ il problema del marchandise.

Se quindici anni fa il Milan fatturava il doppio del Barcellona, ora arriva alla meta’. E il bacino mondiale dei tifosi del Milan si aggira sui ventuno milioni, con Kaka popolarissimo in Cina, dove sponsorizza persino una pastiglia per la gola, ma dove il Milan in diretta non si riesce a vedere. Si aggiunga a tutti questi problemi il “particularismo italiano”, dove si pensa che (con tutto il rispetto dovuto) la prossima sfida di serie A, Bari-Parma, dovrebbe ottenere la stessa audience di Manchester-Barcellona e potrebbe incendiare di entusiasmo Shangai.

In questa crisi generale, che riguarda un grande business globale, l’Italia vive quindi una doppia crisi: l’incapacita’ di gestire una grande squadra di calcio sul mercato mondiale, il lento e inesorabile declino dei “mecenati”. La famiglia Sensi della Roma, alla luce di quello che sta capitando, e’ da definirsi “eroica”. Ma anche Massimo Moratti (che ha un bilancio in rosso da brividi) si trova ormai costretto a fare i conti con il bilancio. Cosi’, inevitabilmente, anche Silvio Berlusconi con la sua Fininvest e con i suoi figli, deve ugualmente fare i conti con i bilanci. E forse i figli non hanno la stessa passione del padre, cosi’ come a suo tempo manifestarono i figli del grande patron della Sampdoria, il petroliere Paolo Mantovani.

E’ di fronte a questa realta’, durissima, i grandi club stanno alzando bandiera bianca verso le offerte di un caballero come Florentino Perez o di uno spregiudicato e fantasioso affarista come Roman Abramovich. Ora e’ il turno di Kaka. E’ possibile che arrivi presto il tempo di Ibrahimovic. Ma tutti sanno che il problema non si risolvera’ con queste vendite sana-bilanci per qualche tempo. Da un anno, da quando Kaka e’ stato messo sul mercato, e’ entrato in scena lo sceicco di Dubai, Al Maktoum. Un tira e molla infinito, con partecipazioni di minoranza, opzioni, put, che alla fine risolvera’ in parte all’inizio, poi totalmente, i problemi del Milan del futuro. O di quello che restera’. Ma che alla fine lo sceicco di Dubai sia aspettato come il Messia dai milanisti, e’ davvero un fatto epocale e quasi grottesco.

fonte: Il Velino

Lascia un commento

Archiviato in Calcio

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...