LIBRERIA BARBAPRESS/ Libri: “La caccia. Io e i criminali di guerra” di Carla Del Ponte

Nessuno avrebbe immaginato, alla fine degli anni ottanta, con la caduta del Muro di Berlino, che l’Europa avrebbe conosciuto di nuovo il dramma della guerra civile e del genocidio. Di lì a poco, invece, la dissoluzione della ex repubblica federale iugoslava avrebbe scatenato una serie di conflitti che avrebbero insanguinato tutti gli anni novanta. Eccetto la Slovenia, in rapida sequenza Croazia, Serbia, Bosnia-Erzegovina e Kosovo avrebbero acceso una guerra civile che avrebbe toccato punte di intensità drammatica, come per certi versi testimonia la strage di Srebenica ai danni di settemila bosniaci musulmani.

Per giudicare i criminali di guerra, l’Onu nel maggio 1993 decide di istituire, all’Aja, un vero e proprio tribunale. Si tratta della prima corte istituita in Europa a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale. L’incarico di pubblico ministero viene affidato a Carla Del Ponte. Il suo lavoro presso i tribunali delle Nazioni Unite ha permesso l’arresto e la conduzione in giudizio di decine di persone accusate di genocidio e altri crimini di guerra, tra cui Slobodan Milosevic, presidente della Serbia, e di istruire prove contro due tra i ricercati più importanti al mondo, Radovan Karadzic e il generale Ratko Mladic, accusato del massacro di Srebenica.

La caccia. Io e i criminali di guerraDel Ponte Carla, Feltrinelli Editore, euro 20,00, pp. 412,

Interessante il commento di Francesco trovato sotto la recensione di questo libro:

Un libro che ha fatto molto discutere, un testo del quale ne è stato chiesto il blocco della pubblicazione da parte della Serbia, con vivaci proteste. Leggete quanto pubblica Feltrinelli (editore) a proposito. E non potrebbe essere diversamente per un libro che rappresenta un pugno nello stomaco sulla vicenda più cruenta, sanguinosa e vergognosa degli ultimi cinquant’anni. Non si parlava dal ’45 di campi di concentramento, sterminio, deportazioni, genocidio, e la nuova arma di “distruzione di massa” sperimentata efficacemente dai macellai serbo-bosniaci rappresentata dallo strupro-etnico a danno delle popolazioni musulmane dell’area.

L’autrice del libro, “madame il Procuratore” capo della Procura del Tribunale internazionale dell’Ex Jugoslavia con tutto l’ufficio di Procura conduce una caccia spietata, senza risparmiare nessuno, in modi e termini, al fine di catturare tutti i complici e correi dei crimini contro l’umanità e crimini di guerra commessi da tutti i soggetti coinvolti nella vicenda dei Balcani (dal lato serbo-bosniaco, dal lato kossovaro (uck), dal lato montenegrino). Con tono serrato, senza lasciare respiro al lettore, il Procuratore ci racconta giorno dopo giorno l’attività del Tribunale coinvolto su doppio fronte: quello dei Balcani e quello del Ruanda, con un parallelo continuo che rende efficace la narrazione.

La storia dei Balcani è quella che si protrae fino alla fine del testo, ed è la più avvincente, ma non meno cruenta di quella ruandese. Ciò che fa male nel leggere il libro, ciò che rende l’animo inquieto del lettore, è che si poteva fare forse di più. Il Procuratore, a costo di pagare il prezzo della sua stessa posizione, ha fatto l’impossibile per superare il “muro di gomma” innalzato dalla Comunità internazionale (=leggi in primis il Segretario Generale…i capi di Stato, gli stessi Paesi implicati nei crimini che sono ostruzionisti verso le indagini..fino all’inverosimile). Fa male sapere che nemmeno dinanzi ai 7500 morti di Srebrenica,c’è chi voglia conoscere la verità.”

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