BARBAPRESS/ Gol e scudetto, atterra l’aeroplanino Montella

L’ ‘aeroplaninò non volerà più dopo un gol d’autore. Vincenzo Montella ha deciso di appendere gli scarpini al chiodo per cimentarsi nella carriera di allenatore. L’ultimo insieme a Totti dei reduci dello scudetto giallorosso dell’era Sensi lascerà la squadra di Spalletti, ma non Trigoria dove dovrebbe prendere la guida di una formazione delle giovanili della Roma. L’ex attaccante di Empoli e Sampdoria non è partito quindi per il ritiro dei giallorossi che oggi, primi tra tutti in Serie A, cominciano la stagione 2009-2010.

Top Gun lascia al calcio italiano il ricordo di tutti i suoi gol (141 in ‘À di cui 83 con la Roma), molti dei quali realizzati in acrobazia e di straordinaria bellezza. Resterà nella storia del club capitolino e dei tifosi affezionati a lui per i tanti gol e in particolare per il poker calato alla Lazio nel derby vinto 5-1 l’11 marzo del 2002. Nel giorno in cui comincia la preparazione della Roma, Montella decide di dire basta con il calcio giocato e di provare a rientrare in campo passando per la panchina. Panchina con cui il 35/enne ora ex giocatore di Pomigliano D’Arco (Napoli) non sempre ha avuto un grande rapporto, a cominciare con quella di Fabio Capello alla Roma. Tante volte, sostituito dal tecnico, usciva dal campo sconsolato, in qualche occasione adirato. Come durante la sostituzione nel secondo tempo di Napoli-Roma, con lo scudetto a un passo, quando scalciò una bottiglietta indirizzandola verso la panchina.

Una carriera, quella di Montella, gonfia di gol e percentuali, ma non altrettanto di soddisfazioni con la maglia azzurra dove non riesce mai a decollare davvero: in azzurro totalizza 20 presenze e 3 gol, prendendo parte all’Europeo 2000 con il ct Zoff (l’amara finale persa con la Francia), e al Mondiale 2002 con il ct Trapattoni. Con la Roma oltre allo scudetto vince una Coppa Italia e una Supercoppa italiana.

L’esordio è in Serie C/1 con l’Empoli nel ’90, dove rimane per cinque anni prima di passare in Serie B al Genoa per restarci una sola stagione prima di fare di nuovo il salto di categoria, passando in Serie A alla Sampdoria. Alla prima stagione Montella segna 22 gol in 28 partite, il miglior score di sempre da parte di un debuttante italiano. L’anno dopo Montella continua a segnare: 20 gol in 33 partite, diventando una bandiera blucerchiata. La storia d’amore tra si interrompe però un anno dopo, quando un infortunio ferma il giovane attaccante e mette in grande difficoltà la Samp, che a fine stagione retrocede in Serie B. Mantovani lo cede alla Roma. Nonostante la stagione deludente della Roma, l’ ‘aeroplaninò (così soprannominato per via dell’esultanza che compie dopo il gol, in cui mima il volo di un aeroplano) mette a segno 18 gol al primo anno in giallorosso.

L’anno seguente, però, iniziano le incomprensioni con l’allenatore: con il miliardario acquisto di Batistuta infatti, la Roma sembra non voler più puntare su Top Gun. Nel girone di ritorno Montella è però protagonista e, nonostante le continue sostituzioni, si dimostra una pedina fondamentale nella conquista dello scudetto nel 2001, segnando gol importanti come quello in Juventus-Roma 2-2, e arrivando a collezionare un bottino finale di 13 gol. Nella stagione 2004/05 si conferma ottimo realizzatore con 24 gol fra campionato e coppe. Questo exploit gli permette di strappare un ricco rinnovo contrattuale fino al 2010. A gennaio 2007 passa in prestito al Fulham fino a fine stagione. I londinesi lo accolgono a braccia aperte, lui fa subito doppietta in coppa e la curva gli canta (in italiano) «Volare». Sembra l’inizio di un idillio, ma le cose non proseguono al meglio e in 10 partite segna solo 3 gol. Nel luglio 2007 la Sampdoria, raggiunto l’accordo con la Roma, ingaggia in prestito Montella che ritorna così alla squadra che lo lanciò nel grande calcio. L’ ‘aeroplaninò, dopo il secondo scalo a Genova che gli regala ancora la gioia di qualche gol, riatterra a Trigoria da dove il tempo per segnare e spiccare il volo è ormai terminato.

fonte: ANSA

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