BARBAPRESS/ Uno Mattina: il precedente di Hina

Convivere con un italiano cristiano e avere un lavoro. Tutto di nascosto.

Sono state queste le “colpe” di Hina Saleem, la ventenne pakistana assassinata dal padre in provincia di Brescia nell’agosto del 2006.

Tutto accade venerdì 11 agosto: Hina viene attirata a casa con il pretesto della visita di un parente ma trova il padre e i due cognati. Invece del solito rimprovero stavolta la ragazza viene accoltellata per poi essere seppellita nel giardino di casa.

Il 12 il suo cadavere viene ritrovato dai Carabinieri dopo la denuncia della scomparsa da parte del fidanzato, un italiano di 33 anni.

Mohammed Saleem, il papà di Hina, viene arrestato il 14. Dopo 2 settimane è la volta dei due complici, fratellastri della giovane.

Il processo inizia a Brescia nel giugno del 2007. La condanna a 30 anni di reclusione, il massimo della pena, per il padre di Hina e i due cognati arriva il 13 novembre. Anche lo zio Tariq viene condannato a 2 anni e 8 mesi: aveva collaborato al seppellimento del cadavere.

Al processo d’appello, un anno dopo, la procura chiede e ottiene la conferma delle condanne per il padre e lo zio di Hina, mentre per i due cognati la pena è ridotta a 17 anni.

di Piero Barbaro per “Uno Mattina” del 22/09/09

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