Archivi del mese: ottobre 2009

BARBAPRESS/ Uno Mattina: “Gli avanzi degli avanzi” di Guido Barlozzetti

Unomattina_logo_2009

Ragazzi, donne, fusi orari, Michael Moore, il presidente Chavez e l’ammiraglio Horatio Nelson. I ragazzi sono quelli di Michael Haneke e del film “Il nastro bianco” con cui ha vinto la Palma al festival di Cannes. Vivono nella Prussia del 1913, sono apparentemente irreprensibili ma dentro covano germi patogeni che daranno frutti sinistri qualche decennio dopo. Qualcuno ricorda “L’uovo di serpente” di Ingmar Bergman? Un pre-nazie movie. Andatelo a vedere.

Altri boys studiano nel libro “Cuore” di Edmondo De Amicis. Due studiosi, Pino Boero e Giovanni Genovese, sono saltati fuori a dire che in quelle pagine abbonderebbe il sadismo e che un testo considerato da sempre destinato ai ragazzi sarebbe invece pernicioso per la loro educazione. Intanto (ri)lreggiamolo e magari scopriremo che, come ha da essere, dentro il muscolo cardiaco si annida la quota necessaria di fiele individuale e collettivo.

Le donne lavorano più degli uomini. Lo dice una ricerca che quantifica le ore in più (1.7) e calcola addirittura che nel corso di una vita il surplus rispetto ai maschi ammonterebbe a tre anni e tre mesi. Riflettere.

C’è anche chi sta pensando di riorganizzare completamente l’orologio della Russia. Visto che il territorio della nazione si estende dal Baltico a Vladivostok e si suddivide in undici fusi orari, un deputato della Duma ha proposto di ridurli a quattro. Ma, si sono alzati a contestare medici e psicologi, la revisione farebbe male al corpo e alla psiche. Che facciamo, li cambiamo o no questi bioritmi?

Dialogo memorabile tra Michael Moore/”Capitalism a love story” e il presidente venezuelano Hugo Chavez. “Sei un ubriacone” spara Michael, “E tu un bugiardo” replica Hugo. Moore, al solito iconoclasta, svela il back di una notte veneziana (era il tempo della Mostra del Cinema..) passata con il presidente tra drink abbondanti e discorsi da scrivere. Ma Hugo non gradisce e smentisce. Estroversioni conflittuali. Narcisismi primari di divi del cinema e della politica.. Gossip, lettino dell’analista o un destino?

Infine, l’ammiraglio Nelson. La Navy di Sua Maestà apre gli archivi e tira fuori i diari di bordo di un paio di secoli fa. Leggiamo, così, le cronache di ogni giorno su vascelli e brigantini. A cominciare da quelli di Horatio: scopriamo un superman, capace di farsi amputare il braccio colpito da un moschetto francese e di salire mezzora dopo sulla plancia per dare gli ordini della vittoria. God save the Queen.  Sempre!?

Fateci sapere. Commentate, cestinate, togliete o aggiungete. Buona giornata.

GuidoB per “Uno Mattina” del 29/10/2009

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Carta Stampata, Televisione

BARBAPRESS/ Basket, Virtus Roma: e se a Roma mancasse Roberto Gabini?

VirtusRomaLogo

basketground-logodi Piero Barbaro per Basket Ground del 27/10/2009

Altro che stanchezza. Contrariamente a quello che pensa coach Gentile, non può essere questa la ragione della sconfitta della Lottomatica contro Avellino, soprattutto se questa gara arriva dopo la prestigiosa vittoria in Eurolega contro Vitoria. E se il problema fosse strutturale, di roster, di squadra?

Passi per Minard ancora non al 100% (soprattutto difensivamente), passi per l’assenza di Datome e il “nuovo arrivato” De la Fuente, passi anche per la mancanza di Vitali (il playmaker titolare), tutto può andare storto in una partita.

E se Hutson non riuscisse ad essere efficace con i suoi canestri, se Gigli avesse difficoltà ad entrare in partita, se Crosariol non potesse fare molto di più di qualche stoppata, e se soprattutto Herve Tourè non riuscisse a capire che giocare a Cantù è differente da Roma?

Tanti e troppi interrogativi che l’anno scorso avevano però una risposta. Questa era soprannominata “El tanque” (il carro armato), alias Roberto Gabini, oggi tra le file della Martos Napoli. Quel 17 marzo 2008 contro Milano, ecco in scena il “Gabini time”, 5 canestri di fila, 19 punti complessivi accendo il Palalottomatica e spegnendo qualsiasi pensiero di vittoria dei milanesi (finì 80-70 al 40’). Ma non solo questo perché l’italo-argentino riuscì nell’impresa della doppia doppia contro Varese (20 punti e 10 rimbalzi) alla prima giornata o anche a mettere 30 punti a referto contro un’altra Air Avellino.

Le triple segnate, comprese le numerose mancate e forzate, però riuscivano a dare una scossa a tutta la squadra tant’è che lo stesso coach Repesa lo utilizzava sempre come “4” tattico, sempre nei primi cinque. Sostenuto dal coro “Picchia Gabini”, ripreso dall’antico coro calcistico in favore di Sebino Nela, era proprio “El tanque” con il suo carisma a far sentire meno la stanchezza ai propri compagni. Però, coach Gentile, non si era solo alla terza giornata.

Lascia un commento

Archiviato in Basket

BARBAPRESS/ Da Cassano ad Adriano: talenti maledetti o sprecati?

Campioni o bamboccioni? Piu’ fenomeni con le donne, in discoteca, al volante di una fuoriserie, che sui campi di calcio? L’interrogativo diventa quasi scontato, soprattutto dopo l’accusa precisa di Jose’ Mourinho: riferendosi all’atteggiamento di Mario Balotelli dopo la partita contro il Genoa (”giocata in modo eccezionale”, secondo il ‘mago’ portoghese) ha ampliato il discorso, dirottandolo sul sociale e su un presunto fenomeno epocale che finirebbe per gravare pesantemente sulla carriera dei talenti del calcio di ultima generazione.

Non si tratterebbe solo di un problema italiano, bensi’ di una piaga che coinvolge tutti i continenti: dal Sudamerica all’Europa. Certo, non mancano i fenomeni in controtendenza. Quattro nomi su tutti: Pato e Jovetic, classe 1989, Messi e Rossi (1987). A bilanciare il conto ci sono pero’ i Balotelli ed i Santon, ultimi esponenti di un misterioso malessere che ha radici storiche. Dai tempi del ‘campione maledetto’ George Best, infatti, i fenomeni del calcio tendono a ‘bruciarsi’ in fretta. Basta poco, a volte anche un rigore sbagliato, per perdere la bussola ed uscire fuori dai binari.

Il caso di Antonio Cassano, in Italia, e’ emblematico: talento purissimo partito da Bari non ancora maggiorenne ed approdato in una grande societa’ come la Roma, quindi al Real Madrid, il fenomero pugliese ha dovuto fare marcia indietro, rientrare in Italia dopo qualche stagione per guadagnare meno e per ripartire dalla Sampdoria. Ma ci sono anche tanti altri piccoli Cassano che si sono persi per strada, schiacciati dalla loro stessa popolarita’.

Fa invece le cose in grande Adriano Leite Ribeiro, in arte l”Imperatore’, emblema della gioventu’ bruciata del calcio moderno. Dopo gli sfracelli dei primi anni Inter, quando ogni suo tiro era un missile che spazzava via qualsiasi dubbio sulla sua forza, il brasiliano si e’ perso tra problemi di depressione, solitudine, alcool, versione contemporanea e assai piu’ amara della vecchia ‘saudade’. Ora continua a galleggiare nel campionato brasiliano con il Flamengo, ma sarebbe potuto diventare Pallone d’Oro con l’Inter.

In alcuni casi la malasorte ci ha messo anche del suo, come nel caso di Massimo Orlando, uno dei registi piu’ promettenti che il calcio italiano abbia prodotto negli ultimi anni: dopo una breve apparizione nella Fiorentina, Orlando venne ‘cancellato’ da una serie di problemi fisici; lo stesso accadde ad Alvise Zago, ex playmaker del Torino. E che dire di Gigi Lentini, acquistato dal Milan per piu’ di 20 miliardi e poi fermato da un incidente d’auto? Potrebbero chiamarsi talenti maledetti o, piu’ semplicemente, fenomeni bruciati: hanno lasciato un’impronta nel calcio che il tempo ha pero’ cancellato.

fonte: ANSA

1 Commento

Archiviato in Calcio

BARBAPRESS/ Uno Mattina. Attualita’: violenza di gruppo… anche in rosa

302 casi di bullismo segnalati al Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca solo negli ultimi 12 mesi.

Filmati da brividi su internet: protagonisti gruppi di adolescenti sempre più giovani, spesso organizzati in vere e proprie bande. Insulti, furti, angherie, soprusi, violenze… fino allo stupro.

Come quello perpetrato ad Ascoli Piceno da due diciottenni: la vittima una sedicenne adescata con Facebook. Testimone impotente la madre della ragazza che ha seguito l’agghiacciante violenza al telefono.

Un altro stupro di gruppo – un diciannovenne e 7 minorenni – non e’ riuscito solo per miracolo lo scorso 2 settembre a Scampia: la ragazza, 16 anni, riesce a divincolarsi e sfuggire all’agguato.

Il giorno dopo altro tentativo di stupro a Milazzo, in provincia di Messina. I carnefici sono due “bravi ragazzi” di 16 anni; la vittima una coetanea.

Ma cresce l’allarme anche “cattive ragazze”. Organizzate in vere e proprie bande.

Come quella che per mesi ha spadroneggiato a Quarto Oggiaro, periferia storica di Milano. Le 3 ragazze, nel giugno 2008, sono state arrestate dopo aver mandato all’ospedale una 17enne per portarle via il telefonino.

E tre erano anche le ragazze che una settimana fa a Napoli, hanno rotto il naso a una vigilessa colpevole di averle fermate perché andavano in 3 sul motorino, senza casco, naturalmente.

di Piero Barbaro per “Unomattina

Lascia un commento

Archiviato in Attualità, Televisione

BARBAPRESS/ Serie D, Berardini: “Sono tornato a casa. Grazie Bojano”

professione-calcio-logodi Piero Barbaro per “Professione Calcio”

Bojano (CB) – Si devono accostare al nome di Armando Iaboni le buone notizie che finalmente arrivano dall’ U.S. Bojano Calcio. E’ la punizione dello specialista attaccante molisano a decidere la gara contro il Chieti su un “Colalillo” in difficili condizioni di gioco a causa dell’abbondante pioggia caduta per tutti i novanta minuti. A dieci minuti dalla fine (35’), Iaboni con il suo destro, appena fuori area, spostati sulla destra, fa girare la palla intorno ai cinque giocatori in barriera e vede la palla insaccarsi per il gol decisivo.

Per il Chieti si parla di “maledizione molisana” e ossa rotte nella trasferta del Colalillo: è la seconda trasferta consecutiva dalla quale i giocatori neroverdi escono con nessun punto in mano. Per i biancorossi di Mister Farina, invece, è il momento del gran riscatto visto che non riuscivano ad ottenere l’intera posta in palio da ben quattro partite. L’ultima volta, la vittoria era arrivata sempre per uno a zero contro la Recanatese.

Tre punti, quindi, senza pensare allo squalificato Anselmo e all’infortunato Berardini. Proprio quest’ultimo, nell’ultima settimana, aveva rappresentato la vera novità in casa Bojano: lo scorso 9 ottobre l’ex capitano biancorosso, 27 anni, aveva firmato per tornare a giocare ai piedi del Matese, pronto per la sua settima stagione in biancorosso.  Berardini rientra alla base dopo le esperienze con Val di Sangro (Lega Pro, Seconda divisione) e Lavagnese (serie D) ma per lui è stata sempre una nuova emozione: “Vestire di nuovo questa maglia rappresenta per me un’emozione particolare. Conosco bene il mister, la società e quasi tutti i compagni. Noto che c’è voglia per fare bene: l’ambiente ideale per uno come me.”

Un ritorno tutt’altro che preventivato e prevedibile, tutto è successo nel giro di pochissimo tempo: “È successo tutto in poche ore. Farina mi ha cercato e, quando mi ha proposto di rientrare, non ho avuto alcuna remora ad accettare. Avevo altre idee per questa stagione, mi sarebbe piaciuto giocare ancora tra i professionisti ma per me Bojano è una seconda casa e sono felice per la mia scelta”. Altre idee per Berardini che a luglio vedeva sulle sue tracce ben cinque squadre: Valle del Giovenco, Cassino, Celano, Melfi e Monopoli. Svincolato e in attesa di notizie, l’ala destra cresciuta nel settore giovanile del Campobasso, aveva ricevuto diverse richieste dopo il brillante campionato dello scorso anno, 28 presenze e 3 reti nella valente formazione della Val di Sangro allenata da Vincenzo Cosco.

Altri programmi per Berardini anche perché la sua ottima stagione l’aveva portato anche alla convocazione nella rappresentativa nazionale italiana che ha partecipato alle Universiadi dello scorso agosto in Thailandia. Sicuramente una vetrina importante per Berardini che poi però ha deciso per il clamoroso ritorno a casa. Sembra essere una storia con epilogo da “tutti felici e contenti” ma a rovinare il ritorno del giocatore con la casacca biancorossa ci si mette un grave infortunio alla spalla che impedirà a Berardini di giocare per i prossimi quattro mesi. Appuntamento quindi a febbraio per il’ex capitano dell’U. S. Bojano mentre per gli altri ragazzi di mister Farina il decimo punto in classifica in sette gare (frutto di tre vittorie ed un pareggio) vuole far volare il Bojano nelle parti alte della classifica.

Lascia un commento

Archiviato in Calcio, Carta Stampata

ESCLUSIVA BARBAPRESS/ Uno striscione del tifo Viola per la trasferta di Torino del 17 ottobre!

Prima LEpo,

poi Lapo,

e ora LApe

Lascia un commento

Archiviato in Calcio

BARBAPRESS/ Serie D, Andriani: “Col Castellana per tornare tra i professionisti”

logo-serie-D

professione-calcio-logo

di Piero Barbaro per “Professione Calcio”

Castellana Castelgoffredo (MN) – Un poker subìto che non deve far preoccupare i tifosi del Castellana. Ne esce così, con quattro reti al passivo, la squadra lombarda contro la capolista e più forte Pisa: i 19 punti in 7 partite non saranno un caso per i toscani.

Per Maycol Andriani, centrocampista (ma anche difensore per necessità) del Castellana, c’è tanto però da prendere da questa gara: un primo tempo giocato davvero bene dove i nerazzurri toscani hanno dovuto soffrire e non poco. Il gol di Partic che sblocca il risultato, la rete del 2-2 di Pedrocca dopo la doppietta nerazzurra di Carparelli. Poi il Pisa prende il sopravvento e i tre punti se ne vanno: “C’è grosso rammarico. Era una trasferta difficile e lo sapevamo. Però quando siamo andati in vantaggio ci abbiamo sperato almeno in un punto. Abbiamo pareggiato nel secondo tempo dopo 15-20 minuti di vero e proprio black out, poi sono arrivati i due rigori che ci hanno tagliato le gambe. Comunque nella seconda parte di gara non eravamo stati brillanti come nella prima, dovevamo tenere di più dal punto di vista mentale ma quel nostro pessimo inizio di secondo tempo ci ha messo la partita tutta in salita. E poi davanti avevamo una squadra fortissima, non a caso è l’attuale capolista.

Nonostante i quattro gol presi si intuisce dalle parole del giocatore del Castellana Calcio che ci saranno tante soddisfazioni in questa stagione. “Sono fiducioso, questa è una buona squadra, giovane sicuramente ma con alcuni giocatori esperti al punto giusto. Quando ti scontri con delle realtà come quella del Pisa però, la differenza d’esperienza si sente eccome.” Per Andriani comunque l’obiettivo rimane quello fissato dalla società ad inizio stagione: “Il nostro obiettivo finale è quello della salvezza, dobbiamo rimanere con i piedi per terra anche dopo prestazioni buone come quelle del primo tempo di Pisa.” Una stagione particolare quella del giocatore della squadra lombarda, una preparazione fatta altrove, un contatto e il passaggio a metà settembre al Castellana, ora la posizione in campo che cambia molte volte: “Sì adesso sto giocando da difensore centrale ma il mio ruolo è quello di centrocampista che giostra davanti alla difesa, quello che cerca di fare filtro. Il mister però lo sa che se vuole posso giocare anche da attaccante. L’importante è che la maglia vada dall’uno all’undici.”

Una stagione partita da poco con la squadra lombarda: “Ho fatto la preparazione con la San Bonifacese, sono arrivato all’ultimo, conoscevo già qualcuno qua e poi quando ho incontrato Petresini non ci ho pensato due volte a venire al Castellana Calcio. Ho esordito alla quarta di campionato.” Dopo due anni in Seconda Divisione, Andriani ha deciso quindi di riniziare dalla Serie D: “Questa è un’esperienza in una squadra giovane dove sono sicuro riusciremo a fare grandi cose. Dopo i miei 2 anni in Serie C2, il mio potrebbe sembrare un passo indietro ma io lo valuto come una stagione per potersi rilanciare e tornare nel mondo dei professionisti. Qua si può fare bene, ho capito quali sono gli obiettivi e se li raggiungeremo vorrà dire che anch’io avrò fatto bene.” Ovviamente il sogno di tutti i giocatori è quello di arrivare più in alto possibile ma per chi c’è già stato l’obiettivo è senz’altro ben visibile: “Mi sento all’altezza dei professionisti. Ho fatto due anni nella vecchia Serie C2 e senza presunzione ho visto che ci posso stare in quella categoria. L’unico viatico però per tornare a livello personale su quello standard sarà quello di far bene con il Castellana e permettere alla squadra di salvarsi.

Salvezza che dovrà passare necessariamente anche dalle partite in casa dove la tifoseria della squadra lombarda dovrà farsi sentire un po’ di più: “Sicuramente il nostro ambiente non è quello di Pisa in cui abbiamo giocato la scorsa domenica. Però allo stadio i nostri tifosi si fanno sentire il giusto, ti permettono di lavorare con grande tranquillità , senza eccessive preoccupazioni e soprattutto pressioni. Il loro apporto naturalmente andrà di pari passo a quello che riusciremo a fare noi in campo: se venissero buoni risultati, sarebbe quasi scontato ritrovarsi allo stadio con una marea di tifosi. Noi faremo di tutto per non disattendere le nostre aspettative e di conseguenza anche quelle del pubblico del Castellana.

Lascia un commento

Archiviato in Calcio, Carta Stampata