BARBAPRESS/ Che fine ha fatto l’estate? “Quando l’estate diventa virtuale” di Luca Mercalli [EDITORIALE]

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Al Bar Sport e da Livia Coiffeur non si parla d’altro: che fine ha fatto l’estate? Sarà colpa delle ceneri del vulcano islandese? I climatologi rispondono che si è trattata di un’eruzione di piccola taglia che non ha raggiunto la stratosfera e quindi difficilmente può modificare il clima in modo vistoso.

Sarà la corrente del Golfo che si è fermata? No, per ora è accaduto solo nei film di Hollywood, e anzi quest’anno è proprio l’Atlantico settentrionale a soffrire il caldo, con il ghiaccio di banchisa ai minimi termini. Saranno misteriosi esperimenti militari americani? Mah, almeno finché c’era il muro si poteva anche pensare che fossero sovietici, oggi non c’è più gusto nemmeno a sognar complotti. Il fatto è che pur vivendo nell’epoca dove più di sempre abbiamo avuto a disposizione tanti dati scientifici precisi e tanti modi per diffonderli, non siamo capaci di comprenderli e gestirli, siamo frastornati da migliaia di informazioni che si sovrappongono, si elidono, si annichilano, e ciò che ne rimane è solo la sensazione a pelle dell’immediato e mai la riflessione di testa ad onda lunga. Oggi fa caldo, colpa dell’effetto serra, domani fa freddo, ci avviamo verso l’era glaciale.

Così a proposito di questi giorni di giugno effettivamente freschi e piovosi, parliamo d’estate quando la stagione è appena cominciata e tutto luglio e agosto potrebbero ancora ribaltare la situazione facendoci rimpiangere la frescura. Sentenziamo su una settimana di nubifragidimenticando che i primi dieci giorni del mese ci lamentavamo già per l’afa insopportabile con i condizionatori a manetta per via di quattro gradi oltre la media stagionale, tanto anomali quanto il freddo di oggi. Gridiamo all’eccezionalità senza nemmeno ricordare il tempo del mese scorso e men che meno quello di dieci anni fa.

Fortuna che ci sono i computer: il 1992 fu al Nord Italia un pessimo giugno, freddo e piovoso, il 19 giugno del 1983 cadeva sulle Alpi occidentali quasi un metro di neve, il 15 giugno 1957 da Cuneo alla Val d’Aosta una delle peggiori alluvioni della storia devastava le vallate, il 23 giugno del 1940 gli alpini impegnati con le divise estive nell’attacco alla Francia sulle giogaie della Val di Susa avvolte dalla tormenta, piangevano mani e piedi congelati.

È certamente giusto sorprendersi di questa variabilità così accentuata – mancano alla corrente stagione gradualità e continuità – ma nubifragi, grandine e ritorni di freddo in giugno non sono una novità, tant’è che appena in Svizzera questi fenomeni vanno tradizionalmente sotto il nome di «freddo delle pecore», l’ultimo caso è dietro l’angolo, metà giugno 2008, quando anche a Torino e Milano il termometro toccò 13 gradi, come ieri. Piuttosto non sarà che ci stiamo sempre più abituando a stagioni virtuali? L’estate deve essere bella e calda perché lo dice la pubblicità, e quando quella reale non coincide con questo modello, allora andiamo in crisi. E poi negli ultimi dieci anni il riscaldamento globale ha fatto diventare molti mesi di giugno caldi come luglio: dal 2003 al 2006 e poi ancora nel 2009. Hanno fatto in fretta a diventare norma anche se sono l’eccezione.

di Luca Mercalli per “La Stampa” del 21/06/2010

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