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LIBRERIA BARBAPRESS/ Libri: “Crime” del nuovo (e deludente) Irvine Welsh

“Ray Lennox aveva dichiarato guerra ai pedofili. Lui non e’ affatto un poliziotto, e’ un cacciatore di bestie feroci”

Ray Lennox è un agente della polizia di Edimburgo in vacanza in Florida per smaltire i postumi di un brutto caso di pedofilia e per pianificare il matrimonio con la sua fidanzata Trudi. Ma i demoni di un passato non ancora “assorbito”, l’alcol, gli antidepressivi, abbondanti dosi di cocaina e una lite furiosa con la sua promessa sposa, porteranno il poliziotto scozzese a vagare per i bar più squallidi di Miami e a ritrovarsi coinvolto in un caso di pedofilia simile a quello che sta cercando di dimenticare. Inizia così un viaggio per le calde strade della Florida, durante il quale Ray Lennox dovrà portare al sicuro la piccola Tianna e fare i conti con incubi passati e allucinazioni reali che metteranno in serio pericolo matrimonio, amicizie e lavoro.

Un tema difficile per Irvine Welsh, che rispolvera un personaggio già sommariamente incontrato ne “Il Lercio”, e per il quale sembra adottare una variante della sua ormai consueta tecnica narrativa. Ritmo anfetaminico, dialoghi fulminanti, slang e riferimenti alla cultura underground sono ridotti all’osso. I personaggi violenti e fuori di testa come il Begbie di “Trainspotting” e “Porno”, frequenti nelle storie di strada e pub di Welsh, in confronto ai “cattivi” orchi di Crime fanno la figura dei pivellini. L’ambientazione calda e afosa della Florida al posto di quella fredda e piovosa di Edimburgo sembrano portarci dritti all’inferno.

Crime rappresenta sicuramente qualcosa di nuovo nella produzione di Welsh. Ha un sapore a metà strada tra il thriller e l’hard boiled e in questa nuova veste l’ex ragazzo terribile di Edimburgo non sfigura assolutamente. Chissà che non venga riproposto. Per ora attendiamo la traduzione in italiano di una raccolta di “short stories”, intitolata “Reheated cabbage”, nella quale ritroveremo lo psicopatico Francis Begbie di “Trainspotting”, impegnato in un pranzo di Natale in famiglia.

Welsh, Irvine, Crime, Guanda, pp. 380, euro 17,50

di Marco Petroni per il Barbapress del 28/12/2009

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BARBAPRESS/ Cultura, mostre: “Astrazioni contemporanee” allo Studio d’Arte Massi

Roma – Proprio sotto Natale tornano ad accendersi nuovamente le luci dell’arte nello Studio d’Arte Massi nel quartiere Nomentano della Capitale. Da oggi infatti, per tutto il periodo delle festività natalizie, Alessandro Massi propone una nuova mostra collettiva con trenta opere di artisti che rappresentano l’arte aniconica in Italia.

“É stato un lavoro non facile quello di selezionare il meglio per questa manifestazione, troverete lavori su tela, carta e sculture che rappresentano nel miglior modo l’iconografia di ogni artista.” Una collettiva dove lo stesso Alessandro Massi precisa di non voler sottolineare un nome piuttosto che un altro: maestri storici vicini ad artisti più giovani, ma tutti con una formazione artistica considerevole.

Apertura della mostra sarò questo pomeriggio alle ore 17.30 dove oltre al Direttore dello Studio, Alessandro Massi, si ritroveranno anche numerosi artisti pronti ad accogliere personalmente il pubblico presente al vernissage.

Astrazioni Contemporanee
Dal 17 dicembre al 10 gennaio
Massi Studio d’Arte
Via Val d’Ossola 34, Roma
Ingresso gratuito
Orari: dal lunedì al sabato, dalle 10.00 alle 13.00 e
dalle 16.30 alle 19,30
Info: tel. 338 3450 698
info@massiarte.com
www.massiarte.com

Piero Barbaro
piero.barbaro@voceditalia.it

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LIBRERIA BARBAPRESS/ La storia di Tessa: “Voglio vivere prima di morire”

Ti rendi conto di quanto sia bella e speciale la vita solo quando stai per perderla. Ed è in quel preciso istante che desideri tutte quelle piccolezze che generalmente appaiono troppo scontate; è questo il significato che l’autrice Jenny Downham nel libro “Voglio vivere prima di morire” lascia con ardente intensità e chiarezza. Al centro della storia c’è una ragazza di nome Tessa e la sua malattia, la leucemia, che a 16 anni è un’ingiustizia intollerabile ed una realtà dura da accettare: “è come camminare verso il patibolo sapendo di dover dire addio a tutto, senza aver vissuto mai nulla di ciò che la vita può riservarci.

Ciononostante, Tessa, con grande vitalità ed ostinazione, stabilisce di provare tutto quello che la vita offre, di premere forte sull’acceleratore per arrivare in tempo agli appuntamenti dell’adolescenza, praticamente “vuole vivere prima di morire”. Da qui una lista di dieci cose che vuole necessariamente provare. Fare sesso, assumere droga, passare un giorno a dire di sì a tutto, rivedere i suoi genitori separati nuovamente insieme e, soprattutto, vuole che si avveri una segreta, inconfessabile, forse irrealizzabile speranza: innamorarsi per un’unica volta nella vita.

A condividere con lei questi ultimi mesi di vita e questi sogni, c’è Zoey, un’amica un po’ “sbandata”. Inizia così la corsa di Tessa contro il tempo, fra sesso, discoteche, droghe, piccoli furti, fino al fatale incontro con Adam e con l’amore che strapperà Tessa da ogni paura. Questo sentimento nasce quando tutto sembra perduto, finito e senza alcun senso, a riprova che il filo conduttore è sempre l’amore, perché questo libro è un inno alla vita e all’amore, quello semplice e puro che va oltre la malattia e la morte.

La sensibilità con cui viene affrontato il difficile argomento è davvero commovente; si avverte un misto tra rabbia e voglia di vivere che non lasciano spazio alla rassegnazione e al dolore. Un romanzo da leggere tutto d’un fiato, che consente di entrare in un impeto di emozioni che lasciano qualcosa dentro al cuore e offrono una nuova chiave di lettura della vita, la bellezza di assaporare ogni attimo perché il tempo scorre e non sappiamo cosa ci riservi il futuro. Il lettore non può arrivare all’ultima pagina senza sentirsi incredibilmente vivo. Non importa chi tu sia e quale sia la tua età. Questo libro non ti lascerà.

Downham, Jenny, Voglio vivere prima di morire, Bompiani, pp. 324, euro 17,50

di Rita Icolari per il “Barbapress

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LIBRERIA BARBAPRESS/ 1974: la storia del Leeds United odiato da tutti

Gradinate precarie, spogliatoi male illuminati e maleodoranti, magliette di flanella senza sponsor sporche di fango e sangue, calciatori con capelli lunghi e basettoni, sigarette, pinte di birra e bicchieri di whisky, presidenti che staccano assegni con troppa facilità, la partita della domenica trasmessa in tv, la coppa delle Fiere, la coppa dei Campioni. Inghilterra a cavallo tra gli anni ’60 e ’70. Questo è il calcio che ormai tutti rimpiangono. Il “maledetto United”, ovvero il Leeds United campione di Inghilterra nel 1974, la squadra odiata da tutti, famosa per la scorrettezza e l’antisportività di giocatori e dirigenti.

David Peace racconta la storia di Brian Clough, un eccentrico allenatore chiamato a guidare i campioni del Leeds. La sua sarà una vera e propria missione: vincere senza imbrogli. Una missione durata 44 giorni. L’autore utilizzando due piani narrativi, uno al presente che racconta i 44 giorni a Leeds e uno al passato che ripercorre la carriera di Clough prima da giocatore e poi da allenatore, delinea un uomo orgoglioso, tenace, burbero, aggressivo ma anche perseguitato dai fantasmi del passato e spesso alle prese con notti insonni tra alcol e sigarette.

Il Brian Clough che esce fuori dalla penna di Peace trasuda umanità e un grandissimo senso di moralità. Nonostante l’excursus sul difficile mondo del calcio, Peace non sbaglia il colpo. Lo stile tagliente e il ritmo serrato sono quelli della tetralogia Red Riding Quartet, che gli è valsa l’epiteto di maestro del noir al pari di James Ellroy, di GB84 amara e drammatica descrizione dello sciopero dei minatori inglesi e di Tokyo anno zero, ambientato tra le macerie del dopoguerra in Giappone. Anche in questo caso, partendo da una vicenda personale, Peace descrive una società e un’epoca ben definite in cui i protagonisti sono in bilico tra la paura del fallimento e la fame di successo. In uscita nelle sale italiane il film tratto da questo romanzo.

Peace David, Il maledetto United, Il Saggiatore, pp. 409, euro 17,50,

di Marco Petroni per il Barbapress

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LIBRERIA BARBAPRESS/ Libri: “La caccia. Io e i criminali di guerra” di Carla Del Ponte

Nessuno avrebbe immaginato, alla fine degli anni ottanta, con la caduta del Muro di Berlino, che l’Europa avrebbe conosciuto di nuovo il dramma della guerra civile e del genocidio. Di lì a poco, invece, la dissoluzione della ex repubblica federale iugoslava avrebbe scatenato una serie di conflitti che avrebbero insanguinato tutti gli anni novanta. Eccetto la Slovenia, in rapida sequenza Croazia, Serbia, Bosnia-Erzegovina e Kosovo avrebbero acceso una guerra civile che avrebbe toccato punte di intensità drammatica, come per certi versi testimonia la strage di Srebenica ai danni di settemila bosniaci musulmani.

Per giudicare i criminali di guerra, l’Onu nel maggio 1993 decide di istituire, all’Aja, un vero e proprio tribunale. Si tratta della prima corte istituita in Europa a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale. L’incarico di pubblico ministero viene affidato a Carla Del Ponte. Il suo lavoro presso i tribunali delle Nazioni Unite ha permesso l’arresto e la conduzione in giudizio di decine di persone accusate di genocidio e altri crimini di guerra, tra cui Slobodan Milosevic, presidente della Serbia, e di istruire prove contro due tra i ricercati più importanti al mondo, Radovan Karadzic e il generale Ratko Mladic, accusato del massacro di Srebenica.

La caccia. Io e i criminali di guerraDel Ponte Carla, Feltrinelli Editore, euro 20,00, pp. 412,

Interessante il commento di Francesco trovato sotto la recensione di questo libro:

Un libro che ha fatto molto discutere, un testo del quale ne è stato chiesto il blocco della pubblicazione da parte della Serbia, con vivaci proteste. Leggete quanto pubblica Feltrinelli (editore) a proposito. E non potrebbe essere diversamente per un libro che rappresenta un pugno nello stomaco sulla vicenda più cruenta, sanguinosa e vergognosa degli ultimi cinquant’anni. Non si parlava dal ’45 di campi di concentramento, sterminio, deportazioni, genocidio, e la nuova arma di “distruzione di massa” sperimentata efficacemente dai macellai serbo-bosniaci rappresentata dallo strupro-etnico a danno delle popolazioni musulmane dell’area.

L’autrice del libro, “madame il Procuratore” capo della Procura del Tribunale internazionale dell’Ex Jugoslavia con tutto l’ufficio di Procura conduce una caccia spietata, senza risparmiare nessuno, in modi e termini, al fine di catturare tutti i complici e correi dei crimini contro l’umanità e crimini di guerra commessi da tutti i soggetti coinvolti nella vicenda dei Balcani (dal lato serbo-bosniaco, dal lato kossovaro (uck), dal lato montenegrino). Con tono serrato, senza lasciare respiro al lettore, il Procuratore ci racconta giorno dopo giorno l’attività del Tribunale coinvolto su doppio fronte: quello dei Balcani e quello del Ruanda, con un parallelo continuo che rende efficace la narrazione.

La storia dei Balcani è quella che si protrae fino alla fine del testo, ed è la più avvincente, ma non meno cruenta di quella ruandese. Ciò che fa male nel leggere il libro, ciò che rende l’animo inquieto del lettore, è che si poteva fare forse di più. Il Procuratore, a costo di pagare il prezzo della sua stessa posizione, ha fatto l’impossibile per superare il “muro di gomma” innalzato dalla Comunità internazionale (=leggi in primis il Segretario Generale…i capi di Stato, gli stessi Paesi implicati nei crimini che sono ostruzionisti verso le indagini..fino all’inverosimile). Fa male sapere che nemmeno dinanzi ai 7500 morti di Srebrenica,c’è chi voglia conoscere la verità.”

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BARBAPRESS/ Arte: torna Sirello allo Studio d’Arte Massi

Una nuova esposizione nel quartiere Nomentano fino al 20 giugno

Roma – Torna da oggi con la vernice alle 18.00 il grande appuntamento con lo Studio d’Arte Massi e la mostra personale del Maestro Enrico Sirello. Nato a Livorno nel 1930, il Maestro offre un’ottima opportunità per coloro che vorranno approfittare e valutare l’acquisto di una piccola o grande opera di un’artista, esponente di spicco delle avanguardie livornesi degli anni ‘60.

Le opere esposte sono tutte inedite e fanno parte del lavoro degli ultimi due anni. Dipinti a tempera, intonaci a pomice di Lipari e sculture, sintetizzano il percorso artistico del Maestro, mostrando la maturità e la padronanza nella gestione dei colori e delle forme, che solo con decenni di coerenza lavorativa si possono ottenere.

Allo Studio d’Arte Massi quindi un grande artista che ha iniziato a disegnare nelle strade, nelle piazze e nelle chiese usando la sua punta di matita rendendo protagonisti vecchietti, passanti, bambini ecc. Nel 1951 alla mostra giovanile d’arte figurativa a Firenze vince il 1° premio per il disegno. Nel 1953 riceve l’incarico per l’insegnamento del disegno a Livorno. Nel 1953 partecipa alla 2° Mostra Nazionale d’arte Orvieto dove vince il 2° premio ex-aequo, mentre nel 1954 allestisce la sua prima personale all’ente del turismo di S. Vincenzo Livorno. E vince il 1° premio ex-eaquo al Premio Tirrenia Pisa.

Dal 2004 collabora con lo Studio d’Arte Massi di Roma, dove partecipa a numerose manifestazioni con i massimi esponenti dell’astrattismo Italiano. Nel maggio 2008 su invito dell’A. R. G. A. M. nell’ambito della manifestazione “Il Salone di Maggio”, partecipa alla mostra “Prendere Posizione”, Museo Venanzo Crocetti Roma. Fino ad oggi con l’inaugurazione della sua personale “L’arte di comporre” allo Studio d’Arte Massi con la Primaverile dell’A. R. G. A. M. (Associazione Gallerie Arte Moderna Roma).

L’arte di comporre
Dal 20 maggio al 20 giugno
Studio d’Arte Massi
Via Val D’Ossola 34, Roma
Orari: dal lunedì al sabato, dalle 11.00 alle 13.00 e dalle 16.30 alle 19.30
Ingresso libero
Info: tel. 3383450698
www.massiarte.com
info@massiarte.com

Piero Barbaro per “La Voce d’Italia” del 19/05/09
piero.barbaro@voceditalia.it

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BARBAPRESS/ La rivoluzione della Legge Basaglia, la 180/78

« La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragion d’essere »

(Franco Basaglia)

La legge 180, Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori, del 13 maggio 1978, meglio nota come legge Basaglia (dal suo promotore in ambito psichiatrico, Franco Basaglia) è una nota e importante legge quadro che impose la chiusura dei manicomi e regolamentò il trattamento sanitario obbligatorio, istituendo i servizi di igiene mentale pubblici. Successivamente la legge confluì nella legge 833/78 del 23 dicembre 1978, che istituì il Servizio Sanitario Nazionale.

La legge fu una vera e propria rivoluzione culturale e medica, basata sulle nuove (e più “umane”) concezioni psichiatriche, promosse e sperimentate in Italia da Franco Basaglia. Prima di allora i manicomi erano poco più che luoghi di contenimento fisico, dove si applicava ogni metodo di contenzione e pesanti terapie farmacologiche e invasive, o la terapia elettroconvulsivante (che per alcuni casi viene tuttora utilizzata). Le intenzioni della legge 180 erano quelle di ridurre le terapie farmacologiche ed il contenimento fisico, instaurando rapporti umani rinnovati con il personale e la società, riconoscendo appieno i diritti e la necessità di una vita di qualità dei pazienti, seguiti e curati da ambulatori territoriali.

La legge 180 demandò l’attuazione alle Regioni, le quali legiferarono in maniera eterogenea, producendo risultati diversificati nel territorio. Nel 1978 solo nel 55% delle province italiane vi era un ospedale psichiatrico pubblico, mentre nel resto del paese ci si avvaleva di strutture private (18%) o delle strutture di altre province (27%). Di fatto solo dopo il 1994, con il Progetto Obiettivo e la razionalizzazione delle strutture di assistenza psichiatrica da attivare a livello nazionale, si completò la chiusura effettiva dei manicomi in Italia.

Nonostante critiche e proposte di revisione, la legge 180 è ancora la legge quadro che regola l’assistenza psichiatrica in Italia.

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