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BARBAPRESS/ Beatles: 40 anni dopo tutti ad Abbey Road!

Centinaia di fan dei Beatles, provenienti da ogni luogo, sono arrivati ieri davanti gli studi musicali di Abbey Road a Londra per il 40 anniversario di una delle più famose fotografie della storia della musica: quella dei ‘Fab Four’ che attraversano la via su un passaggio pedonale. Nel quartiere borghese di St John’s Wood, a nord est della capitale inglese, i nostalgici del gruppo si sono riuniti alle 11.15 precise per commemorare la seduta di foto che si concluse con lo scatto riprodotto sulla copertina dell’ultimo album dei Beatles, ‘Abbey Road’.

Il 6 agosto del 1969, John Lennon, Ringo Starr, Paul McCartney e George Harrison improvvisarono una scena singolare, entrata nell’immaginario collettivo grazie alla foto dello scozzese Iain McMillan. In fila indiana, attraversarono le strisce pedonali, lo sguardo in alto, le gambe divaricate. Per primo Lennon, tutto vestito di bianco. Subito dopo Ringo Starr in abiti normali. Leggermente distanziato, McCartney a piedi nudi, con una sigaretta nella mano destra. Harrison, in camicia e pantaloni jeans, chiuse la processione. I fan presenti sul luogo hanno intonato in omaggio al gruppo qualcuno dei migliori hit del gruppo.

Tony Bramwell, ex manager dei quattro di Liverpool, era presente come 40 anni fà. «Oltre Paul e Ringo – ha detto – sono la sola persona in vita presente oggi qui. È fantastico vedere che tutto ciò continua. Malgrado le rivoluzioni musicali di questi ultimi 40 anni e i nuovi generi, i Beatles sono sempre i numeri uno». Secondo Bramwell, McCartney e Starr oggi erano incollati davanti la tv per vedere l’avvenimento. «Non si sono certo stancati a rivangare i ricordi. D’altronde – ha spiegato – chi potrebbe averne abbastanza di essere un Beatles?».

Uno degli organizzatori della cerimonia, Richard Porter, proprietario di un caffè vicino dedicato proprio ai Beatles, si è detto «sbalordito» dal numero degli ammiratori. «La foto – ha detto – è così facile a copiarsi e normalmente lo è. È semplice ed è come un luogo di pellegrinaggio in memoria dei Beatles». Il gruppo registrò quasi tutte le sue canzoni negli studi musicali di Abbey Road.

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BARBAPRESS/ Battaglia di Alamo, ritrovato il luogo dove si arresero i messicani

Individuate baionette, fibbie, ossa e altro materiale «di guerra». In quel bosco si scrisse una pagina di storia

fonte: Corriere.it

«Ricordatevi di Alamo!». Tutto era cominciato nel forte di Davy Crockett, per finire lungo il fiume San Jacinto: qui, 173 anni or sono, i miliziani di Sam Houston sconfissero in un’epica battaglia i soldati del generale Antonio Lopez de Santa Anna (guidati dal colonnello Almonte), strappando al Messico il Texas e tutti i territori occidentali fino alla California. «L’espansione verso Ovest degli Stati Uniti dipende tutta da questo evento», spiega l’archeologo Roger Moore, autore di una scoperta che ha ridisegnato la mappa della “Rivoluzione texana”. Molti luoghi dove si verificarono gli scontri, infatti, sono noti e riconosciuti. Agli archeologi e agli storici mancava però il luogo della resa di Santa Anna, riconosciuto erroneamente nel 1890 dai veterani americani non lontano da San Antonio, e mai più ritrovato. Almeno fino a quando Moore e il suo team, scavando in una fitta foresta all’interno di un impianto per lo sfruttamento del gas naturale di proprietà della NRG Energy Inc non hanno ricostruito i movimenti dei patrioti nello spazio di 50 acri, a ridosso del fiume che vide la rotta dei super equipaggiati soldati messicani.

RITROVATE LE BAIONETTE – Il ritrovamento di baionette, fibbie, ossa e altro materiale “di guerra” ha confermato la tesi di Moore: lì, in quel boschetto anonimo (che un secolo e mezzo fa peraltro nemmeno esisteva), gli Stati Uniti erano diventati il “Paese dei due oceani”: dall’Atlantico al Pacifico. Gli eventi che avevano portato a quel trionfo sono nella Storia, un patrimonio di tutti. Sul mito di Alamo sono prosperati attori come John Wayne (La battaglia di Alamo, 1960) o, più di recente, Billy Bob Thornton (Alamo- Gli ultimi eroi, 2004). Ma all’epoca pochi avrebbero scommesso sulla sconfitta dei messicani e la conquista da parte americana di un territorio così vasto. Il destino del forte, in origine una missione cattolica, sembrava la conseguenza naturale della sfida lanciata da pochi coloni a un esercito regolare: gli americani che erano arrivati in Texas agli inizi dell’Ottocento per dare vita a un governo locale “indipendente” dal Messico. L’assedio di Alamo, il massacro di tutti i 183 occupanti, compresi i volontari guidati da Davy Crockett, da parte dello spocchioso generale Santa Anna, furono invece l’inizio della fine del controllo messicano sui “territori del nord”.

LA VITTORIA DI MILLE UOMINI CONTRO 6.500 – A marce forzate, i volontari texani di Sam Houston, poco più di mille uomini, diedero la caccia alle forze superiori dei messicani (in tutto 6.500 effettivi). Che però, in un eccesso di sicurezza, si erano divise in due colonne. Gli uomini di Houston, sei settimane dopo Alamo (23 febbraio-6 marzo 1836) piombarono sui nemici al grido: “Ricordatevi di Alamo!”. Lo scontro durò soltanto 18 minuti. Poi i soldati di Santa Anna si diedero a una fuga scomposta. Più tardi Houston costrinse alla resa anche il generale che accettò di firmare la rinuncia al Texas. Lo “spirito americano” aveva trionfato. Ora gli archeologi hanno potuto chiudere il cerchio della Storia ritrovando depositi, munizioni da moschetto, bottoni da uniforme, baionette e altri reperti. «Abbiamo portato alla luce materiale estremamente interessante – ha spiegato Roger Moore al Los Angeles Times – tanto che abbiamo potuto immaginare dove i soldati stavano in piedi per sparare, dove erano inginocchiati e anche dove erano rimasti a terra, feriti o uccisi». I risultati della “spedizione” saranno illustrati sabato, all’Università di Houston, in Texas. Mentre i reperti, una volta ripuliti e catalogati, verranno esposti al pubblico.

di Paolo Salom per Corriere.it del 17/04/09

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