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BARBAPRESS/ Champions League all’Inter! Milito, da Principe a Re di Madrid [FOTO E VIDEO]

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di Paolo Brusorio per “La Stampa

Il «Franchi» di Siena sta in uno spicchio del Bernabeu, come nelle matrioske potrebbe uscire da una delle quattro torri che sostengono lo stadio di Madrid. Ma c’è un uomo in campo per cui non fa nessuna differenza, all’Inter l’hanno preso per decidere la storia e lui obbedisce. Prima lo scudetto e poi la coppa dei campioni. Diego Milito, ancora una volta lui. Se l’Inter vince la coppa dei campioni dopo 45 anni è grazie a questo hidalgo dal naso adunco e dalle poche parole. Due gol, il Bayern è minuscolo, lui un gigante. Finisce la partita, l’Inter è campione d’Europa e lui salta in braccio a Maicon. Urla la sua gioia con il poco fiato che gli è rimasto: «Sono troppo felice per questo successo. Il calcio ti dà sempre una rivincita, io ho lottato e imparato e ora che ho 30 anni sono stato ripagato. L’hanno prossimo? Non lo so, io sto bene in questa società, mi ha dato la possibilità di vincere. Ma conosco il calcio, non si sa mai. Giuro, però, con Mourinho non ho mai parlato del Real».

La tentazione è questa. Ma non è notte per i peccati. Ha atteso la storia Diego Milito e poi l’ha fatta. La finale parte collosa come la sera che avvolge il Bernabeu, l’Inter aspetta il Bayern che aspetta l’Inter. Risultato: non succede nulla. Surplace. Tutti allineati, lui, Diego, là davanti e in mezzo a due colossi di terracotta, De Michelis e Van Buyten. Lo schema è quello che ha seminato il terrore in tutta Europa, Mourinho lo provò per la prima volta a Stamford Bridge, nella notte in cui piallò il proprio passato, e da allora non l’ha mai più mollato. Un po’ Archimede Pitagorico, un po’ Helenio Herrera il portoghese ha scritto le nuove tavole della storia nerazzurra.

La costante è sempre il Principe argentino isolato, là nel suo regno. Il primo tempo scivola sul prato smeraldo, si vedono strafalcioni non degni di una finale, ma comprensibili proprio perché capitano in una finale. Eto’o e Pandev, nell’orologio di Mourinho, sono le lancette che scandiscono il tempo sulle corsie, ma girano troppo lentamente per dare il ritmo. Milito no: tocca tre palloni e non ne sbaglia uno. Con lui diventano quattro: ricicla, riadatta. A Siena ha deciso lui lo scudetto, ha trascinato l’Inter fuori da un incubo che stava prendendo forma.

È arrivato tardi l’argentino, ha girato le periferie del calcio senza perdere la strada. Nel giorno dello scudetto ha corso e urlato all’impazzata, liberandosi per un giorno di tutti i cliché che gli abbiamo appiccicato. La notte di Madrid lo aspetta, lui le va incontro con un passo felpato. Lo scambio con Sneijder è una declinazione impeccabile, il Principe sbriciola De Michelis e la sua ombra, aspetta una frazione di secondo, il giusto perché Butt si sdrai per terra. Un volo d’angelo verso la gloria, bocca spalancata a cercare l’ossigeno, un urlo che trafigge la notte del Bernabeu. Maradona se lo porterà ai mondiali, ma non è detto da titolare. Capace, il ct, di preferirgli quel paracarro di Martin Palermo.

Diego contro Diego, ma questa è un’altra storia. Per un Principe questa notte è troppo piccola, prova a restituire il favore a Sneijder, ma il destino ha scritto che la tacca sul Bernabeu ce la deve mettere lui. Rapace e rapinoso, sta nel cuore della difesa del Bayern, De Michelis e Van Buyten ogni tanto si rianimano come fossero belle statuine. Scene da «Una notte al museo»: in una di queste Milito scoperchia il bluff di una squadra che Van Gaal ha presentato come divertente, dimenticandosi di avvertire che l’unica cosa veramente allegra era la difesa. Milito si infila tra le maglie, ne stuzzica l’appetito: una brusca frenata, questa volta le gambe che si ingarbugliano sono quelle di Van Buyten.

Sesto gol in Champions league: Milito 2 Bayern 0. Dirà: «È il gol che prerisco, più bello e più importante». L’argentino corre verso la bandierina del corner, ci fosse una prateria non si fermerebbe mai. Lo affogano di abbracci, quando riemerge strizza gli occhi, gonfia i polmoni ma fatica a respirare. La gloria è capace di toglierti il fiato. Mourinho gli regala il tappeto rosso, esce che sembra più grande di tutto il Bernabeu.

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BARBAPRESS/UCL. Bayern-Fiorentina 2-1: Overbrø colpisce (vergognosamente) ancora! [VIDEO]

mercoledì 17 febbraio 2010, 89′ Klose segna il gol del vantaggio del Bayern in evidente fuorigioco

mercoledì 6 maggio 2009, Chelsea-Barcellona 1-1: Tom Henning Overbrø ne aveva fatta un’altra delle sue!

Al ritorno tutto è possibile! (M. Sconcerti)

Il Bayern alla fine ce l’ha fatta, ma non come voleva. La Fiorentina ha giocato molte partite diverse ieri notte e ha ottenuto un risultato quasi insperato: la qualificazione resta in sospeso fino alla partita di ritorno. Questo non toglie due particolari essenziali. Il primo è che il Bayern ha segnato il gol dell’ultimo vantaggio in netta posizione di fuorigioco. Errore solare, non confutabile, non fatto dall’arbitro ma dallo stesso guardalinee che 20 minuti prima aveva lasciato la Fiorentina in 10 per un rosso diretto a Gobbi decisamente eccessivo. E lo ha fatto quando la partita non era più rimediabile.

Il secondo è che nella ripresa troppe volte la Fiorentina ha lasciato campo al Bayern, bravo almeno nel non finire mai le energie. La differenza fra le due squadre si è vista quando a metà ripresa Van Gaal ha cambiato il suo intero reparto d’attacco, Moeller e Gomez, per far entrare Olic e Klose. Sotto lo sguardo di un avversario che in panchina, come unico attaccante aveva un ragazzo, Keirrison, mai ancora visto.

Il risultato finale è «sporco» ma accettabile, nessuno lo avrebbe seriamente pronosticato alla vigilia. In campo è successo le metà del previsto. Robben ha fatto quello che voluto, Ribéry molto meno. Nel mezzo si è inserita un’azione da calcio d’angolo classica, di quelle in cui Kroldrup si fa perdonare tanti errori con un gol importante. La Fiorentina ha subìto un’ingiustizia evidente, ma ha ottenuto il risultato che voleva dal punto di vista della prestazione e del rilancio. La squadra a grandi livelli è buona. Scade quando l’avversario scende, segno classico di chi non sa ancora gestire la concentrazione. Prandelli ha cambiato tutto. Da una trazione anteriore è passato a un solido calcio all’italiana in cui è stato, nella ripresa, quasi assente il contropiede.

Partita molto bene, con personalità e cenni di pericolosità, la Fiorentina si è abbastanza fermata alla mezz’ora. In quel momento è uscito di scena Montolivo colpito duro due volte e lasciato comunque in campo. Difficile capire davvero quanto tutto questo sia stato consequenziale. Montolivo è poi uscito più di un tempo dopo. Ma è stato come se il gioco della squadra avesse voltato pagina. Buono comunque l’epilogo. A Firenze sarà una grande partita e soprattutto una partita possibile. Questo è il risultato di una crescita, a patto si capiscano anche gli errori di strada.

“Il Commento” di Mario Sconcerti su “Il Corriere della Sera” del 18/2/2010

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