Archivi tag: Gazzetta.it

BARBAPRESS/ Il beach volley al Foro Italico. Cosa c’e’ da capire per appassionarsi a questo sport?

tratto da Gazzetta.it del 16/05/2010 per “Che Palle” di Mario Salvini

Bookmark and Share

Ho paura che non sarà facile portare al Foro Italico tutti quelli che dovrebbero venirci e che certamente una volta lì si divertirebbero molto. Sarà dura, perché chi organizza ha deciso di far pagare e non so se in Italia i tempi sono maturi per far pagare ad un torneo di beach volley.

Ho paura che non sarà facile far capire di cosa stiamo parlando a chi dovrebbe darci spazio nelle redazioni dei giornali e delle tv. Ho questo timore perché in Italia sono in pochi quelli che hanno capito cos’è il beach volley. E’ più facile fermarsi all’esteriorità dei muscoli, dei culi, delle ballerine e della musica a manetta. Rio de Janeiro 2016 è ancora troppa lontana, e quando arriverà faranno anche finta di aver previsto che sarà il fenomeno più importante di quell’Olimpiade. Però per adesso resta una specie di giochetto.

Troppo faticoso immedesimarsi e cercare di capire che un beacher deve:

  1. Saper effettuare alla perfezione tutti e 6 i fondamentali della pallavolo come nessun pallavolista sa più fare (unica deroga per quelle coppie in cui uno va sempre a muro e l’altro sempre in difesa. Nel caso ne “bastano” 5).
  2. Avere una preparazione fisica da decathleta. Dai, a schiacciare sulla sabbia avete provato tutti, e avete visto che gran elevazione avete. Loro fanno anche tre partite da un’ora l’una al giorno
  3. Avere conoscenze e strategie tattiche da computer. Al World Tour tutti sanno tutto di tutti: ogni avversario sa che quando il punto è delicato e l’alzata è staccata, tu ti senti più sicuro a fare quel colpo lì e ti aspettano belli comodi in difesa. Ah, sanno anche che sei in difficoltà a portare il bagher sulla tua destra, che col vento, in palleggio tendi a fare doppia…
  4. Per il punto numero 3 è meglio se sviluppa la capacità di variare il più possibile la gamma dei colpi d’attacco
  5. Avere solidità mentale. Perché quando sei in difficoltà in ricezione non entra nessuno al tuo posto, non ci sono compagni che ti possono coprire, e gli avversari ti mirano. Stessa cosa quando ti si restringe all’improvviso il campo degli avversari, o il loro muro ti sembra diventato altissimo e hai paura di non avere più soluzioni in attacco.
  6. Gestire le dinamiche di coppia. Perché col tuo/a compagno/a giochi, perdi, ti incazzi, gli dai la colpa, viaggi, dormi, ti alleni, chiacchieri, ti confidi e ti mandi affanculo. Il che è molto diverso dal giocare da soli o in una squadra.

Condivido queste riflessioni – e la fifa di cui sopra – a poche ore dall’inizio del primo Grand Slam mai ospitato dall’Italia. Che si gioca al Foro Italico di Roma. Dove hanno buttato tonnellate di sabbia sul campi da tennis e via: da domani sarà uno spettacolo mai visto. Perché ci sono tutti, manca solo Kerry Walsh (che è incinta). Ci sono tutti i campioni mondiali, olimpici, europei, i brasiliani più forti (Emanuel che ha cambiato compagno e sta con Alison; il nipote di Oscar Schmidt) , gli americani star dell’Avp, gli olandesi ex star dell’indoor e i neozelandesi che fanno la haka. Non vedo l’ora.

Che Palle” di Mario Salvini, nicchie e storielle di sport vari ed eventuali

Lascia un commento

Archiviato in Cronaca

BARBAPRESS/ Invasione Celtic a Vienna: il Rapid cambia stadio

Difficile trovare una tifoseria più calorosa e “pazza” di quella del Celtic. L’ennesima dimostrazione viene dall’Europa League. Giovedì prossimo i Bhoys sono attesi a Vienna, in casa del Rapid, per la prima giornata del gironcino di Europa League. Importante, ma non proprio una finale di Champions League.

Ebbene, il club austriaco ha ricevuto da Glasgow richieste per 100mila biglietti, tanto che ha dovuto cambiare sede: dal piccolo Hanappi al mastodontico Happel Stadium, meglio conosciuto come Prater. E sarà invasione scozzese.

da “In the Box” dell’ 11/09/2009

Lascia un commento

Archiviato in Calcio

BARBAPRESS/ Cavendish: da Londra a Quarrata, si sta meglio tra le colline toscane

È il Cannonball dei rettilinei d’asfalto, ma si allena su un sentiero di pietre e sassi che sbuca davanti alla casa natale di Leonardo da Vinci. Per capire il mondo di Mark Cavendish e la sua filosofia (di vita e di corse) bisogna venire un giorno nella piccola Quarrata, dove il ragazzo dell’Isola di Man — attesissimo nelle volate del Giro del Centenario — è sbarcato tre anni fa in cerca di gloria e adesso sta comprando casa.

SALISCENDI — Nei su e giù quotidiani tra il San Baronto, Vellano, il Monte Serra e le colline toscane punteggiate di ulivi, di solito non manca mai una salita in stile mountain bike vicino a Vinci e una discesa, sempre in fuoristrada, per rientrare a fine allenamento. Trovate in giro qualcun altro che lo faccia… “Chiunque ami lo sport e la bici dovrebbe farlo. Io così mi diverto, altrimenti tornerei a lavorare in banca“. Non lo dice per caso, il velocista britannico della Columbia-High Road, perché da adolescente il bancario (alla Barclays) l’ha fatto davvero. Poi la chiamata dell’Accademia della pista di Manchester e l’inizio di una carriera fulminea, che in poco tempo l’ha portato a vincere, nel 2008, 2 tappe al Giro e 4 al Tour. E, quest’anno, la Milano-Sanremo. Ora, alla vigilia del suo secondo Giro, il corridore più veloce del mondo racconta il suo legame con l’Italia.

GIRO BABY — “Venni la prima volta nell’estate 2006, per correre il Gp Industrie del Marmo di Carrara e il Giro Baby. Mi ammalai, rimasi sei settimane a Quarrata ad allenarmi, ad agosto debuttai da stagista con la T-Mobile. Abitavo in un appartamento nella piazza del paese con Gerrain Thomas, che ora lo divide con Ben Swift. Avevo conosciuto Max Sciandri l’anno prima, m’ha fatto ambientare lui. Parlo qualche parola d’italiano e riesco a capire quasi tutto. Se ora sono qui, devo ringraziare Max“.

LAMBRETTA — Fino al mese scorso, Cavendish ha abitato nella dependance di casa Sciandri: una stanza di pochi metri quadri, letto e bagno. Nel garage, le bici e la Lambretta Ld 150 verde inglese Anni 50 (con la Union Jack) acquistata sul sito d’aste Ebay: un’altra passione ereditata da Sciandri: vanno a pescarle in un negozietto di Firenze chiamato “Le Chincaglierie”. “Sull’Isola di Man ho un’altra Lambretta celeste, uguale a quella di Max. Ora sto cercando una Cinquanta. Da quando la gente mi conosce, continuo a ricevere offerte di chi vuole vendermene una. Il papà di Jonny Bellis (pro’ nella Saxo Bank, ndr) ha un negozio di moto sull’Isola di Man e mi sta dipingendo un chopper Harley Davidson col logo della Sanremo e i colori arcobaleno dei Mondiali su pista. Magari, dopo il Giro, potrò aggiungere anche una striscia per la maglia rosa“.

A ROMA — Il duello generazionale tra velocisti con Petacchi sarà la grande suggestione della corsa del Centenario. Ma Cannonball guarda dritto davanti a sé: “Per me Petacchi è solo uno dei rivali da battere per essere primo. Al Giro voglio ripetermi, magari vincere più di due tappe. Certamente quella di Firenze, perché arriva vicino a casa. Ma non ho intenzione di fermarmi: se starò bene, come l’anno scorso, voglio arrivare fino a Roma“.

QUANTI SOGNI — Intanto gioca in giardino con Guido e Gina, i due cani bulldog di Sciandri. E va avanti con quegli allenamenti un po’ stravaganti sulle “strade verdi” intorno a Vinci. Sarà per questo che ha pedalato forte anche sul pavé del Kemmel, alla Tre Giorni di La Panne. E che sogna di fare la Roubaix. Poco importa se ha perso un braccialetto lungo le mulattiere e gli tocca cambiare ogni volta i tubolari forati. C’è un chiosco che l’aspetta proprio in cima alla salita di Vinci. Una Coca-Cola e via: la bici, per Cannonball, è anche questo.

di Luigi Perna per Gazzetta.it

Lascia un commento

Archiviato in Ciclismo