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BARBAPRESS/ Sudafrica 2010. L’Italia di Lippi, “mediocrità azzurra specchio del Paese” di Massimo Gramellini [EDITORIALE]

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Fra coloro che ieri davanti alla tv imputavano a Marcello Lippi di aver assemblato la sua mestissima Nazionale privilegiando i sudditi ai condottieri c’erano molti italiani che nella vita di tutti i giorni purtroppo si comportano allo stesso modo.

Dirigenti d’azienda, titolari di negozi e responsabili di «risorse umane» che sul lavoro privilegiano la fedeltà al talento, l’affidabilità all’estro e il passo del pedone alla mossa del cavallo. Intervistati, risponderebbero anche loro come Lippi: «Non abbiamo lasciato a casa nessun fenomeno». Ma è una bugia autoassolutoria che accomuna quasi tutti coloro che in Italia gestiscono uno spicchio di potere e lo usano per segare qualsiasi albero possa fargli ombra: è così rassicurante passeggiare splendidi e solitari in mezzo ai cespugli, lodandone l’ordine perfetto e la silente graziosità.

L’abbattimento di ogni personalità dissonante viene chiamato «spirito di squadra». Ma è zerbinocrazia. Tutti proni al servizio del capo, è così che si vince. Eppure la storia insegna che il capo viene tradito dai mediocri, mai dai talenti. I quali sono più difficili da gestire, ma se motivati nel modo giusto, metteranno a disposizione del leader la propria energia. La Nazionale di Lippi assomiglia alla Nazione non perché è vecchia, ma perché privilegia, appunto, i mediocri.

Averli avuti ieri in panchina, certi vecchi! Contro i goffi neozelandesi sarebbe servito più un quarto d’ora di Totti o di Del Piero che una vita intera di Iaquinta, Pepe e Di Natale, tre bravi figli che, con tutto il rispetto, se hanno giocato anni e anni nell’Udinese, una ragione ci dovrà pur essere. I pochi campioni veri, da Buffon a Pirlo, sono zoppi. Oppure vecchie glorie che si rifiutano di andare in pensione, come l’imbarazzante Cannavaro che ha più o meno l’età di Altafini e forse avrebbe fatto meglio a presentarsi in Sudafrica anche lui nelle vesti di commentatore.

C’è, naturalmente, anche la questione dei giovani. La follia antistorica di questa Nazionale e di questa Nazione non consiste tanto nel continuare a lasciar fuori i Cassano, ma i Balotelli. Non i talenti troppo a lungo incompresi o compresi solo a metà, ma quelli ancora acerbi che chiedono solo un’occasione per sfondare e, non ricevendola, spesso emigrano in cerca di fortuna. Balotelli è il loro simbolo e non solo per via del colore della pelle, che ne fa l’italiano di domani. Lo è perché a vent’anni ha già vinto Champions e scudetti, e ha un fisico e un talento che ne fanno un predestinato, imparagonabile agli smunti replicanti dell’attacco azzurro. Eppure per lui non si è trovato un posto neppure nel retrobottega. Mi rifiuto di credere che un capufficio dell’esperienza di Lippi non sappia riconoscere la differenza fra un fuoriclasse potenziale come Balotelli e i bravi mestieranti che si è portato appresso. Ma il successo rende sordi al buonsenso. Ci si illude di poter vincere meglio da soli, muovendo pedine inerti sulla scacchiera. Poi quelle pedine si rivelano di burro e alla fine ci si ritrova soli, con un po’ di unto fra le dita.

di Massimo Gramellini per “La Stampa” del 21/6/2010

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BARBAPRESS/ Gol e scudetto, atterra l’aeroplanino Montella

L’ ‘aeroplaninò non volerà più dopo un gol d’autore. Vincenzo Montella ha deciso di appendere gli scarpini al chiodo per cimentarsi nella carriera di allenatore. L’ultimo insieme a Totti dei reduci dello scudetto giallorosso dell’era Sensi lascerà la squadra di Spalletti, ma non Trigoria dove dovrebbe prendere la guida di una formazione delle giovanili della Roma. L’ex attaccante di Empoli e Sampdoria non è partito quindi per il ritiro dei giallorossi che oggi, primi tra tutti in Serie A, cominciano la stagione 2009-2010.

Top Gun lascia al calcio italiano il ricordo di tutti i suoi gol (141 in ‘À di cui 83 con la Roma), molti dei quali realizzati in acrobazia e di straordinaria bellezza. Resterà nella storia del club capitolino e dei tifosi affezionati a lui per i tanti gol e in particolare per il poker calato alla Lazio nel derby vinto 5-1 l’11 marzo del 2002. Nel giorno in cui comincia la preparazione della Roma, Montella decide di dire basta con il calcio giocato e di provare a rientrare in campo passando per la panchina. Panchina con cui il 35/enne ora ex giocatore di Pomigliano D’Arco (Napoli) non sempre ha avuto un grande rapporto, a cominciare con quella di Fabio Capello alla Roma. Tante volte, sostituito dal tecnico, usciva dal campo sconsolato, in qualche occasione adirato. Come durante la sostituzione nel secondo tempo di Napoli-Roma, con lo scudetto a un passo, quando scalciò una bottiglietta indirizzandola verso la panchina.

Una carriera, quella di Montella, gonfia di gol e percentuali, ma non altrettanto di soddisfazioni con la maglia azzurra dove non riesce mai a decollare davvero: in azzurro totalizza 20 presenze e 3 gol, prendendo parte all’Europeo 2000 con il ct Zoff (l’amara finale persa con la Francia), e al Mondiale 2002 con il ct Trapattoni. Con la Roma oltre allo scudetto vince una Coppa Italia e una Supercoppa italiana.

L’esordio è in Serie C/1 con l’Empoli nel ’90, dove rimane per cinque anni prima di passare in Serie B al Genoa per restarci una sola stagione prima di fare di nuovo il salto di categoria, passando in Serie A alla Sampdoria. Alla prima stagione Montella segna 22 gol in 28 partite, il miglior score di sempre da parte di un debuttante italiano. L’anno dopo Montella continua a segnare: 20 gol in 33 partite, diventando una bandiera blucerchiata. La storia d’amore tra si interrompe però un anno dopo, quando un infortunio ferma il giovane attaccante e mette in grande difficoltà la Samp, che a fine stagione retrocede in Serie B. Mantovani lo cede alla Roma. Nonostante la stagione deludente della Roma, l’ ‘aeroplaninò (così soprannominato per via dell’esultanza che compie dopo il gol, in cui mima il volo di un aeroplano) mette a segno 18 gol al primo anno in giallorosso.

L’anno seguente, però, iniziano le incomprensioni con l’allenatore: con il miliardario acquisto di Batistuta infatti, la Roma sembra non voler più puntare su Top Gun. Nel girone di ritorno Montella è però protagonista e, nonostante le continue sostituzioni, si dimostra una pedina fondamentale nella conquista dello scudetto nel 2001, segnando gol importanti come quello in Juventus-Roma 2-2, e arrivando a collezionare un bottino finale di 13 gol. Nella stagione 2004/05 si conferma ottimo realizzatore con 24 gol fra campionato e coppe. Questo exploit gli permette di strappare un ricco rinnovo contrattuale fino al 2010. A gennaio 2007 passa in prestito al Fulham fino a fine stagione. I londinesi lo accolgono a braccia aperte, lui fa subito doppietta in coppa e la curva gli canta (in italiano) «Volare». Sembra l’inizio di un idillio, ma le cose non proseguono al meglio e in 10 partite segna solo 3 gol. Nel luglio 2007 la Sampdoria, raggiunto l’accordo con la Roma, ingaggia in prestito Montella che ritorna così alla squadra che lo lanciò nel grande calcio. L’ ‘aeroplaninò, dopo il secondo scalo a Genova che gli regala ancora la gioia di qualche gol, riatterra a Trigoria da dove il tempo per segnare e spiccare il volo è ormai terminato.

fonte: ANSA

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BARBAPRESS/ Basket: nuove maglie per la Nazionale in attesa di qualche risultato

Sono stati presentati oggi a Milano nella sede della Edison, nuovo sponsor della maglia azzurra, i programmi delle Nazionali maschili e femminili che saranno impegnate nei Giochi del Mediterraneo di Pescara a partire dal 26 giugno. La squadra femminile sara’ inoltre impegnata nel campionato europeo che si disputera’ in Lettonia dal 7 al 20 dello stesso mese. La Nazionale maschile, guidata da Carlo Recalcati, invece, avra’ importanti gare di qualificazione per i prossimi Europei che si disputeranno in Polonia a settembre. “Gli Europei sono importanti“, ha sottolineato il ct Recalcati, “ma ricordiamoci anche dei Giochi del Mediterraneo dove siamo campioni uscenti e padroni di casa. Giocheremo a Pescara, motivo in piu’ per impegnarci al massimo e tentare di confermarci campioni“.

fonte: AGI

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