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BARBAPRESS/ Sport 2010: Sky e Rai, parte la sfida degli ascolti

Il 2010 puo’ essere considerato l’anno dello sport: sono innumerevoli, infatti, gli eventi che si susseguono ad ogni latitudine e che coinvolgendo le piu’ svariate discipline. Gli appuntamenti piu’ attesi, oltre ai Mondiali di calcio in Sudafrica, saranno le olimpiadi invernali di Vancouver, il Sei Nazioni di Rugby, gli Europei di atletica e di nuoto. E’ gia’ aperto, quindi, il “telemercato“, che vede protagoniste Rai e Sky, pronti a fronteggiarsi nella battaglia degli ascolti, proponendo esperti opinionisti, copertura totale delle manifestazioni, grazie anche al supporto di una tecnologia sempre piu’ elevata.

L’alta definizione sara’ la punta di diamante di Sky alle prossime Olimpiadi invernali. Verranno trasmesse, per la prima volta dalla tv di Murdoch, oltre 450 ore di eventi in diretta: gli abbonati avranno a disposizione 5 canali in alta definizione grazie ai quali potranno – in qualsiasi momento – scegliere quale manifestazione seguire grazie interagendo con canali tematici. Inoltre verranno segnalate le imprese degli atleti che avranno vinto una medaglia o l’inizio di una gara, e questo grazie al Gold Alert ed al sistema denominato “Azzurri Alert“. Novita’ anche per quanto riguarda lo sci: il telespettatore potra’ seguire in simultanea le immagini in diretta dello sciatore e parallelamente le immagini registrate del leader della classifica parziale.

Il commento tecnico verra’ affidato a campioni dello sci come Alberto Tomba, Kristian Ghedina e Gabriella Paruzzi. Tra i volti che apriranno e chiuderanno ogni giornata olimpica ci sara’ una novita’: la giovane conduttrice Francesca Mazzalai (nella foto in alto, ndB).

La stagione sportiva iniziera’ tra pochi giorni, il 10 gennaio, quando andra’ in scena la Coppa d’Africa di calcio che Sky trasmettera’ in esclusiva. Si continuera’, poi, dal 6 febbraio al 20 marzo, con il grande rugby del torneo delle Sei Nazioni. Lo seguira’, per conto di Sky, l’ex miss Italia Tania Zamparo (nella foto in basso, ndB) che gia’ da due anni fa parte della famiglia del network targato Murdoch, che ha gia’ ‘coperto‘ il rugby in occasione dei Mondiali di Francia del 2007. Altro evento di rilievo saranno le Paraolimpiadi, in onda dal 12 al 21 marzo, alle quali Sky dedichera’ un intero canale, avvalendosi del commento di due campionesse del calibro di Francesca Porcellato e Melania Corradini.

Per quanto riguarda i Mondiali di calcio del Sudafrica a partire dall’11 giugno, e’ confermata la coppia Caressa-Bergomi che, nel frattempo, sara’ impegnata a sostituire la neomamma Ilaria D’Amico, nella nuova edizione di Sky Calcio Show.

Per la Rai il 2010 sara’ un anno all’insegna del grande rilancio. E’ vasta l’offerta della tv di stato, che ha inserito nei propri palinsesti eventi di rilievo come i Mondiali di pallavolo, i Mondiali di basket, gli Europei di nuoto, gli Europei di atletica, il Giro d’Italia, il Tour de France, le Olimpiadi, le Paralimpiadi ed i Mondiali di calcio. Insomma e’ una Rai che non teme paragoni, come afferma il direttore di Raisport, Eugenio De Paoli. ”Non temiamo la concorrenza – spiega – trasmetteremo tutti i grandi eventi ed in piu’ diverse manifestazioni in esclusiva, come il nuoto, l’atletica, il grande ciclismo, la Formula 1. Siamo molto piu’ forti noi”.

Entro marzo dovrebbe nascere anche il secondo canale di sport, che consentira’ alla Rai d’incrementare l’offerta sportiva. Ma, a viale Mazzini, sono gia’ al lavoro per preparare al meglio i Mondiali di calcio. ”Per i Mondiali sono pronti due grandi nomi, due novita’ di assoluto rilievo, ma siamo in fase di contrattazione”. Fra le ipotesi Rai gia’ tramontate per i Mondiali c’e’ quella di Luciano Spalletti nel ruolo di opinionista: la sua firma con lo Zenit San Pietroburgo gli impedira’ di accettare l’offerta e dunque di commentare le partite dal Sudafrica per la rete di Stato.

Come possibile ‘acquisto’ Rai veniva citata anche l’ex miss Ghana, Menaye Donkor, moglie del giocatore dell’Inter, Suulley Muntari, sulla quale la Rai ha messo gli occhi addosso. Le difficolta’ con la lingua italiana (la ragazza e’ molto spigliata, ma parla in inglese) potrebbero pero’ costringere i dirigenti Rai a cambiare obiettivo. In ogni caso, il mercato e’ gia’ cominciato e procedera’ per un po’ in concomitanza con quello dei calciatori: chi vincera’ il campionato dei palinsesti?

fonte: ANSA

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Il Barbapress sostiene Roja Directa: lo sport gratis on line non è reato!

Dopo la notizia della Francia, arriva per gli amanti delle condivisioni libere una buona notizia da un tribunale spagnolo, infatti sembra che il sito Rojadirecta l’abbia spuntata in quanto non trasmette lei stessa lo sport gratis sul internet ma si occupa solo di avere i link alle risorse esterne.

Sembra proprio che a riequilibrare le sorti ci abbia pensato un giudice spagnolo, mentre in Francia si prova a far passare una nuova legge per punire severamente chi pratica il P2P, in Spagna è successo quasi il contrario:  in pratica il sito Rojadirecta è stato assolto per non aver commesso il fatto, dall’accusa di distribuire e permettere ad altri la visione di materiale coperto da copyright, questo sono le accuse lanciate da Audiovisual Sport (un network che diffonde le partite della liga e non solo in forma criptata visibile solo agli abbonati). In realtà come ha dimostrato la sentenza il sito si limitava a proporre link a programmi o a risorse gestite da utenti che permettevano di vedere questo tipo di contenuti.

Il giudice dice che in pratica il sito non ha fornito nessun codice o metodo per decriptare il segnale ma si è limitato a fornire dei link a siti situati in località straniere (vedi Cina) dove legalmente è poi possibile vedere questi programmi in quanto le emittenti TV hanno acquistato i diritti agli eventi sportivi. Infatti le comunicazioni arrivano tramite il metodo P2P e programmi particolari che permettono la trasmissione delle partite in streaming, quindi non segnale proveniente da terra spagnola, ma rigirato dalle emittenti TV cinesi.

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BARBAPRESS/ Tv: “Citizen Berlusconi” per la prima volta in Italia su Current tv

Citizen Berlusconi“, la pellicola del 2003 che documenta i controversi rapporti dell’attuale presidente del Consiglio con i media e l’informazione, sarà finalmente trasmesso in Italia il 22 giugno alle ore 21.20 su Current Tv.

Dopo anni di ostracismo più o meno mascherato, il film di Andrea Cairola e Suna Grey raggiunge in qualche modo i canali del Belpaese, in un momento in cui gli intrecci e i dissidi tra Berlusconi e la stampa (nazionale e non solo) si fanno sempre più fitti.

Si tratta di inchiesta giornalistica prodotta dalla casa di produzione italiana Stefilm, programmato da diverse emittenti americane ed europee; finora non è ancora andato in onda su un’emittente televisiva italiana, è stato tuttavia programmato dall’emittente Current TV prima per il 15 giugno 2009 e successivamente posticipato al 22 del medesimo mese.

Si tratta di un’analisi approfondita e documentata dell’ascesa di Silvio Berlusconi dalla televisione al vertice del governo italiano. Contro questo documentario si sono mossi all’estero anche ambienti diplomatici di Roma tentando di evitarne la diffusione giacché vi ravvisavano contenuti “altamente compromettenti e non accettabili in uno stato democratico per chi ricopre cariche pubbliche“; tuttavia è andato in onda in molti paesi e ne è possibile la reperibilità anche in versione italiana liberamente tramite alcuni siti internet.

Questo documento è stato trasmesso per la prima volta il 21 agosto 2003 nel corso del programma Wide Angle di Thirteen/Wnet New York, la maggior emittente della TV pubblica americana PBS.

Trama

Dalla sua scesa nel campo della politica nel 1993, Silvio Berlusconi è riuscito a catalizzare una maggioranza degli esercenti diritto di voto appartenenti allo stato italiano, senza riuscire però a fare altrettanto con i governi, la stampa e l’opinione pubblica straniera, agli occhi delle quali continua a figurare come un’anomalia. Citizen Berlusconi è un documentario che propone una visione del governo Berlusconi 2001 analizzandone, con la collaborazione di noti giornalisti e noti personaggi della politica mondiale, i provvedimenti più discussi.

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BARBAPRESS/ Torna “Jericho”, la serie tv americana flop fatta ripartire dai suoi fans

Da venerdì sera alle 21.10 su FOX (canale 110 di Sky) è tornata la serie “JERICHO” con i primi due episodi. 

Un’intera cittadina americana viene immersa nel panico di chi non sa bene cosa è successo, e perchè, ma sa che il futuro ha subito una brusca interruzione…Così si apre la serie americana della CBS Jericho. Jericho è una immaginaria città del Kansas, e la serie si svolge nel periodo successivo ad alcuni attacchi nucleari che hanno distrutto le 23 piu’ grandi città degli Stati Uniti.

Tutto succede nei primi dieci minuti: il protagonista, il giovane e ribelle Jake (Skeet Ulrich, Scream) torna a casa dopo cinque anni nei Marines, e subito dopo, all’orizzonte, un misterioso fungo atomico appare e sconvolge la vita dei residenti, lasciandoli completamente isolati e nel dubbio di essere gli unici cittadini americani sopravvissuti ad un attacco nucleare. Terrore, rabbia e confusione cominciano a diffondersi, e in questa strana situazione, oltre ai numerosi problemi pratici, riemergeranno molti segreti e scheletri nell’armadio… Oltre a Jake, protagonisti della serie sono il resto della sua famiglia: il padre Johnston, sindaco della città, il fratello Eric, sposato ma non felicemente, e la madre Gail; più la sua ex ragazza Emily, ormai legata ad un altro ma che non lo ha dimenticato.

primo episodio

Pilot: the first 17 hours

Un fungo atomico getta Jericho nel panico. Gli abitanti si credono gli unici sopravvissuti, e tra loro c’e’ Jake Green, tornato dopo anni di assenza. 

secondo episodio

Fallout

Una pioggia radioattiva minaccia Jericho, e i cittadini si rifugiano nei bunker. Intanto, Robert Hawkins rivela di essere un ex poliziotto specializzato in allarmi atomici. 

Jericho, il film? I fan hardcore di Jericho, che non hanno mai mollato, potrebbero aver ottenuto un’altra eclatante vittoria, dopo aver già una volta salvato la serie dalla cancellazione, con la famosa campagna della noccioline.  Secondo IF Magazine, il produttore esecutivo Jon Turtletaub ha confermato che sta sviluppando un film su Jericho. Come ha spiegato a IF Magazine: “Stiamo sviluppando un film per Jericho, unfilm che non richiederà  aver visto la serie, dato che non sarà incentrato sulla città di Jericho ma mostrerà una visione degli eventi su scala nazionale. Insomma, sarà una versione in grande di quello che è successo a Jericho“.

C’è sicuramente da essere entusiasti all’idea, però bisogna fare attenzione a non farsi prendere troppo, la parola chiave qui è: “sviluppando”. Il commento di Turtletaub potrebbe semplicemente significare che sta riflettendo sull’idea e sta pensando a possibili scenari per il film. Al massimo ne starà parlando con gli altri produttori di Jericho e con potenziali studios. In ogni caso penso sia troppo presto per considerare il film di Jericho una realtà…. ma mai dire mai.

JERICHO ITALIA – Il primo sito italiano dedicato alla serie

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LIBRERIA BARBAPRESS/ “La filosofia di Lost” di Simone Regazzoni

«Lost», sfida tra Fede e Ragione

E’ una delle serie che meglio ci aiutano a riflettere sul mondo contemporaneo, popolata com’è da misteri insoluti

Con grande trepidazione è ripartito Lost, giunto in tanto alla quinta stagione (Fox, canale 110 di Sky, ore 22.05). Firmato da Damon Lindelof, Carl ton Cuse e dal grande J.J. Abrams, Lost è una del le serie che meglio ci aiutano a riflettere sul mon do contemporaneo, popolata com’è da misteri insoluti: viaggi nel tempo, tempo circolare, cospirazioni, fenomeni inspiegabili, lotta per la sopravvivenza, sfida fra Fede e Ragione.

A Lost ha dedicato un prezioso libro Simone Regazzoni, consigliabile a tutti coloro che non vogliono fermarsi alla superficie delle cose: “La filosofia di Lost”, Ponte alle Grazie editore, 2009. Scrive Regazzoni: «La natura filosofica di Lost non si esaurisce nel gioco dei nomi di famosi filosofi attribuiti ai personaggi (Locke, Rousseau, Hume, Bentham) o in quello di qualche filosofo esplicitamente citato (Nietzsche)… Piuttosto occorre dire che la filosofia lavora al cuore di tenebra di Lost nella forma di una serie di questioni fondamentali: Che cos’è un’isola? Che cosa significa so­pravvivere? Esiste il mondo esterno o è una mera illusione? Che cos’è la verità? Che cosa significa con-vivere? Qual è il rapporto fra fiction e real life?». Il libro parte dal presupposto che il volo 815 dell’Oceanic, come ogni altra grande narrazione, vada oltre le intenzioni ini ziali dei suoi autori e accenda nell’interpretazione il desiderio di sapere, scoprire, trovare. Lost è una ricerca di verità sot­to forma di racconto e di enigma perché «la verità si nutre di finzione».

La qualità più bella di questa riflessione è che nasce da una profonda conoscenza di Lost e dei suoi episodi, dal piacere della visione, dall’analisi della sua scrittura. È la prima volta, ad esempio, che in tv il flashback viene usato in senso metafisico, come se la concretezza del presente fosse un’astrazione lungamente elaborata prima di noi e da noi: ogni immagine diventa così un miraggio, l’attesa di un destino. Anche la finzione si nutre di verità.

di Aldo Grasso per Corriere.it dell’ 8/5/2009

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BARBAPRESS/ Che batosta per Sky Tg24! Stravince Rainews 24 di Mineo

Brutta la batosta a livello giornalistico e di informazione/comunicazione per Sky Tg24. La “all news” che non manca mai ogni quarto d’ora di diretta ad autoincensarsi per il lavoro svolto 24 ore su 24, nella brutta notte delle “3.32” manca nel momento in cui il suo servizio doveva essere più tempestivo possibile.

La “sconfitta” arriva per mano dall’altro canale “all news”, quello della Rai, queste le parole del direttore Corradino Mineo: “La Cnn è andata in onda con il nostro logo. Purtroppo o per fortuna noi abbiamo un turno di notte vero e quello di oggi è stato un grande servizio pubblico“. E’ addolorato per la tragedia avvenuta a L’Aquila, ma orgoglioso del grande lavoro fatto dalla sua redazione, Corradino Mineo, direttore di RaiNews 24, unica tv italiana ad andare in diretta tv dalle 4 di questa mattina sul satellite e sul digitale e dalle 4:40 a reti unificate della Rai. “Siamo stati i primi a fare un ‘flash’ alle 3:33 con ‘forte scossa di terremoto avvertita a Roma” – ha aggiunto Mineo all’Agi – a cui è seguito un secondo lancio con scritto ‘epicentro in Abruzzo’. Siamo andati in diretta fino alle 7:30 di questa mattina su RaiTre“.

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BARBAPRESS/ Le telecamere entrano dentro Guantanamo: domenica 5 aprile su National Geographic Channel

 

Nulla potrà cancellare la galera di Guantanamo e la sua eredità. Neppure l’ordine esecutivo con cui, nel gennaio scorso, Barack Obama ne ha disposto la chiusura entro i primi mesi del 2010. E anche per questo, con la consapevolezza di un “obbligo verso la memoria”, il National Geographic consegna alla Storia per immagini del nostro tempo un documentario di due ore – “Inside Guantanamo” – tradotto in 34 lingue, in onda in Italia domenica 5 aprile alle 21 su National Geographic Channel. Un diario di tre settimane trascorse nel braccio di massima sicurezza di uno dei sette campi della prigione per “unlawful enemy combatants“. Un raggelante caleidoscopio di un universo di acciaio, cemento armato, filo spinato e lamenti in cui, oggi, continuano a languire 240 detenuti il cui destino resta incerto. 

In un montaggio asciutto e intenzionalmente didascalico, le immagini registrate a Guantanamo parlano con la voce e il volto di chi ne è stato e ne è oggi il guardiano e di chi ne è stato, fino a ieri, il prigioniero. Restituendo intatta la profondità dell’abisso culturale ed emotivo che, in questi sette anni, ha separato e continua a separare chi ha concepito ed è a guardia delle gabbie e chi in quelle gabbie è lasciato marcire. Un abisso tanto più cupo, perché presentato come figlio “legittimo” di un’alternativa del Diavolo che, agli occhi di una buona parte dell’America, continua ad apparire inestricabile. Quella tra diritto alla sicurezza e rispetto dei diritti civili. 

Parlano del Nemico e del proprio lavoro, gli uomini in alta uniforme. Forti di certezze incrollabili. “Nulla di quel che ho fatto in quest’isola mi farà vergognare di fronte ai miei figli“, dice l’ammiraglio David Thomas, comandante della Joint Task Force Guantanamo, l’ufficiale che l’11 settembre del 2001 sopravvisse al rogo del Pentagono e la cui uniforme semi carbonizzata di quel giorno è conservata nella Smithsonian American History gallery. “Al Qaeda ha le sue cellule anche qui e impone ai singoli ruoli diversi, anche da prigionieri“, chiosa il colonnello dell’esercito Bruce Vargo, responsabile dei bracci di detenzione. 

Non abbiamo mai torturato nessuno“, assicura Paul Rester, già capo del team della Defence Intelligence Agency, mentre in sovrimpressione scorre il dettaglio dei rapporti ormai desecretati del Fbi in cui si documenta cosa in quelle celle è accaduto (“… Il prigioniero era incatenato da molte ore al pavimento, in posizione fetale… durante la notte si era letteralmente strappato i capelli dalla testa… “). 

Parlano con la sincerità e la semplicità di un dubbio che si è fatto prima tarlo esistenziale e poi ossessione morale, i “private”, la truppa semplice. Dopo l’11 Settembre, gli era stata promessa una guerra contro i macellai delle Torri e del Pentagono. Si sono ritrovati consegnati a una routine da aguzzini. A giorni e notti di sguardi oltre uno spioncino di vetro corazzato, su spazi di 1 metro e 85 per 2 metri e 44, dove ciondolano o gridano impazziti uomini di cui non debbono conoscere il nome, ma solo la lettera e il numero che ne identifica la cella. Come il soldato Jane, 25 anni, gli occhiali tondi a incorniciare un volto che comunica la stessa ingenuità del suo accento del Sud. 

Quel Kentucky in cui è nata e in cui hanno smesso di comprenderla. A cominciare da sua sorella, attivista per i diritti umani. Dice “Ogni giorno percorro 19 chilometri a piedi, affacciandomi da una cella ad un’altra. E alla fine, so che non potrò raccontarlo in famiglia. E questo fa male“. 

Nell’universo concentrazionario di Guantanamo non c’è redenzione. Odio e paura hanno seminato e continuano a seminare nuovo odio e nuova paura tra i musulmani. Gli ex prigionieri Moazzam Begg, anglo-pachistano, Abdul Salam Zaeef, ex ambasciatore talebano in Pakistan, Haji Rohullah Wakii, leader tribale afgano, lo raccontano con il rancore, a tratti persino stupefatto, di chi ancora non sa come e perché ha perso la libertà per un tempo infinito e come e perché, altrettanto inopinatamente, l’ha riacquistata una mattina in cui la cella si è aperta e un soldato ha annunciato che “si tornava a casa“. 

Dice Charles Swift, ex ufficiale di Marina e difensore di Salim Ahmed Hamdan, afgano rinchiuso sull’isola perché indicato come l’autista di Bin Laden: “Guantanamo è stata e resta lo specchio di quel che è stata l’America in questi anni“. La Corte Suprema ha chiesto che non se ne cancelli la traccia, perché futura “body of evidence“, prova processuale nei giudizi civili o penali a chi ne dovesse essere chiamato a rispondere come responsabile. “X-Ray”, il primo campo da cui tutto cominciò nel gennaio del 2002, è dunque oggi una distesa di gabbie abbandonate, infestate dalla gramigna. Un monumento silente all’inizio di quella Storia. I bracci di acciaio e cemento dove oggi restano 240 prigionieri e che di quella Storia sono l’approdo, un monumento lo saranno presto. Anche se di loro, con la memoria di chi li ha abitati, resteranno ora due ore di immagini. 

di Carlo Bonini da Repubblica.it del 3/4/2009

il trailer del film “The Road to Guantanamo”

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